Le origini del tango

Le origini del tango
di Sergio Suppa
traduzione di Piero Leli

Il Tango era inizialmente ballato nei bar, nei caffè, nelle case da gioco ed nei quilombos (luoghi di prostituzione). Più tardi comparvero “Case da Ballo” che fornivano [a pagamento, n.d.r.] ragazze per il ballo e l’ intrattenimento.
Lo scenario successivo fu “el patio de los conventillos” (area comune di grandi case condominiali). Nei “conventillos” alloggiarono migliaia di poveri immigranti dall’ Europa (principalmente Italia e Spagna) ed alcuni dall’entroterra Argentino. Erano ampi spazi all’aperto, circondati da entrambi i lati da stanze e cucine; molto spesso il bagno era in comune.

Il Tango ha impiegato molti anni a diffondersi in queste case perché i loro abitanti erano in generale persone ammodo che non desideravano che le loro famiglie fossero esposte a quella musica e a quel ballo peccaminosi.
Le serate del sabato e le domeniche erano utilizzate per celebrare nozze, compleanni, battesimi ed altre feste. Fu in queste occasioni che, a poco a poco, qualcuno avrebbe richiesto a dei musicisti di suonare un tango e più tardi qualcuno ne avrebbe ballato uno, purificato dai movimenti peccaminosi quali le “cortes y quebradas” – una varietà semplificata che inizialmente è stata tollerata con repulsione, ma più tardi, attesa ansiosamente.

Raggiunse progressivamente le case delle famiglie delle classi medie e alte. I ragazzi di quelle famiglie presero l’abitudine di andare nei sobborghi a cercare emozioni e avventura. Ritornavano a casa eccitati dalle loro esperienze lascive.

Iniziarono ad insegnare questo ballo, nuovo e originale, alle loro sorelle, alle vicine di casa e ad altri membri femminili della grande famiglia Argentina, come cugine e zie. Ovviamente insegnavano “la versione purificata “.

Se si considera che Saborido ha venduto, nei primi mesi del 1906, circa cento mila copie dello spartito del suo tango ‘Yo soy la morocha’ (Io sono la brunetta), si può dedurre che questo tango sia stato eseguito molto frequentemente, anche dalle ragazze di buona famiglia che avevano inserito quella partitura fra il valzer Danubio Blu e Per Elisa.

Poco dopo la cantante Flora Rodriguez incise ‘La Morocha’. Dapprima col cilindro, quindi come disco ed anche come carta perforata per ‘pianolas’ a rulli (piani che suonavano da soli, attivando due pedali).
I testi de ‘La morocha’ erano abbastanza innocenti così da essere prontamente accettati. In questo modo, il tango, lentamente, si è diffuso dalla periferia all’interno delle case Argentine.

Ciò nonostante, il tango era ancora generalmente un oggetto vergognoso e peccaminoso, di cui occuparsi in segreto. I politici sia di destra che di sinistra lo condannarono; non volevano che questa nuova nazione fosse associata ad un ballo ‘postribolare’. Cosa avvenne poi quando quel tango raggiunse l’ Europa?
Questa è un’ altra storia…