Lettera ad una giornalista milanese

Lettera ad una giornalista milanese.
di Piero Leli

28 Ottobre 2006

Gentile Arianna,
le scrivo in quanto presidente di FAItango! (sito www.faitango.it) ossia la Federazione delle Associazioni Italiane di Tango argentino.
Ho trovato per caso, usando Google, questo suo articolo sul Tango Argentino, del 2003.
Leggendolo ho trovato troppe inesattezze, che, cordialmente, volevo segnalarle, nell’ipotesi di futuri articoli sullo stesso argomento.

Il suo articolo

I diversi stili e le scuole a Milano
Milano come Buenos Aires, a passo di tango
di Arianna Chieli

Un ballo dalla forte connotazione di coppia e di socializzazione, dove vigono regole non scritte, come quella dei tre «giri»

Ballo, dunque sento. Verità assoluta per i ballerini di tango, assorti nella compagna di danze, occhi negli occhi, plesso solare contro plesso solare. Quello del tango è un mondo a parte, fatto di locali fumosi fiocamente illuminati da luci rossastre, sandali a tacco alto, gambe di donne in perenne movimento. Un mondo dove vigono regole non scritte che prevedono uomini che guidano e donne che seguono, in un’esaltazione dei ruoli che rimanda a una femminilità sopita, memoria ancestrale mai dimenticata. Chi balla tango lo descrive con aggettivi forti, legati alla sfera della sensualità: «un rito consolatorio» per alcuni, «una conversazione senza parole, basata sull’improvvisazione» per altri. Un ballo passionale che parla di sentimento, corteggiamenti, gelosie e possessività.

Il tango nasce a Cuba (Habanera), ma si diffonde solo nei primi del ‘900 in Argentina, principalmente a Buenos Aires. Da qui viene esportato attorno al 1910 anche in Europa. Rispetto agli altri balli di coppia il tango è fortemente innovativo: si tratta di un ballo totalmente libero, privo di coreografie predefinite. Esistono tre scuole di tango: la prima, e forse la più nota, è la Milonghera, nata a Buenos Aires alla fine dell’ottocento. Nella Milonghera i ballerini sono molto vicini tra di loro, ballano molto attaccati. Lo stile detto Nuevo prevede un maggior numero di passi da eseguire perciò deve essere posta una distanza di almeno venti centimetri tra i due ballerini. L’ultimo tipo di tango si chiama Fantasia ed è quello più teatrale e scenografico, maggiormente ricco di passi coreografati ad effetto.

Si può imparare a ballare tango in due modi: nelle scuole di danza e nei locali da ballo. La differenza non è da poco, perché ballare significa anche saper misurare il proprio spazio e, soprattutto, non invadere quello altrui. Imparare a ballare in una sala da ballo, che nel caso specifico si chiama Milonga, permette di misurarsi sin da subito con quello che viene descritto come uno degli ostacoli più ardui: le altre coppie di ballerini. Ma significa anche una socializzazione e un contatto meno asettico, significa inserirsi in un gruppo che vive la stessa passione. «Il momento di gloria che sta vivendo questo ballo – spiega Germano Scarperrotta, insegnante di tango – deriva dal bisogno di socializzazione. In discoteca si balla da soli. Nel tango si è in due. Necessariamente ci si conosce». La musica stessa, pur essendo parte fondamentale del rito, è calibrata su un volume non troppo alto, per permettere ai ballerini di parlarsi durante la pratica del ballo.

Nel tango esistono alcune regole non scritte, che vanno rispettate. Una di queste è la regola dei «tre tanghi»: quando un uomo invita una donna a ballare (non dovrebbe mai accadere il contrario), eseguiranno assieme almeno tre balli. Se uno dei due decide di ritirarsi prima significa che non gradisce la compagnia, ed è considerato un comportamento altamente offensivo. Ballare quattro brani significa che si apprezza il partner ballerino. Un’altra regola, salvifica per il gentil sesso, si chiama «cortina» ed è affidata al Musicalizador, che è il dj dei tanghèri: ogni quattro brani di tango viene inserito un pezzo di un altro genere musicale, cosicché le coppie si sciolgono. Se le fanciulle desiderano essere invitate a ballare, è opportuno che posizionino le loro sedie a bordo pista e facciano capire con lo sguardo che sono disponibili a ballare. E’ buona norma, inoltre, che gli uomini invitino a ballare le nuove arrivate.

Tutti possono ballare tango, senza distinzione di età. Per arrivare a ballare servono una decina di lezioni, effettuabili in un paio di mesi. Ogni lezione dura un’ora e mezzo e costa circa 13 euro.

Le mie osservazioni.

1. Regola dei tre giri/balli: non esiste a Buenos Aires, patria del Tango. E’ una “regola” comparsa fuori dall’Argentina, mutuata verosimilmente dal ballo da sala.
2. Locali fumosi: solo a Buenos Aires, dove, per la presenza di poderosi impianti di climatizzazione o enormi ventilatori a muro, è ancora consentito fumare. Comunque l’ambiente non è fumoso neanche li.
3. Locali fiocamente illuminati da luci rossastre: a Buenos Aires le Milongas sono illuminate quasi a giorno, sia per consentire l’invito con lo sguardo durante la cortina (mirada y cabecéo), sia perché durante il ballo tutti devono essere visibili. Chi le ha fornito quell’informazione ha un’idea “viziosa” del Tango, da ballare con poca luce e per giunta “rossastra”, quasi a riferirsi a qualcosa di peccaminoso (luce rossa = casa di tolleranza).
4. Gambe di donne in perenne movimento: solo se ballano quello che Lei ha definito tango nuevo o fantasia, per lo stile milonghero non è così.
5. Il tango nasce a Cuba (Habanera): a Cuba nasce l’habanera, non il tango. La stessa musica, giunta sul Rio della Plata, è stata tra i progenitori del tango, insieme al candombe.
6. Si diffonde solo nei primi del ‘900 in Argentina, principalmente a Buenos Aires: la nascita del Tango, tra Buenos Aires e Montevideo, viene datata intorno al 1880. Per molto tempo si è ballato solo a Buenos Aires, per quanto riguarda l’Argentina.
7. Esistono tre scuole di tango: la prima, e forse la più nota, è la Milonghera, nata a Buenos Aires alla fine dell’ottocento: lo stile milonguero è stato definito tale da circa un decennio. Dalla fine dell’800 a Buenos Aires si ballava Tango, senza aggettivi. Attualmente indica un modo di ballare, con l’abbraccio stretto, poco appariscente, più intimo per la coppia.
8. Lo stile detto Nuevo: è nato alla fine degli anni ’90, ad opera di Gustavo Naveira e Fabian Salas, ballerini argentini di grande fama. La distanza tra i ballerini non la si misura in centimetri. Questo tipo di tango è problematico nelle milonghe, specie se affollate, perché è quasi inevitabile che chi lo balla finisca per urtare le altre coppie. E’ decisamente indicato per le esibizioni di coppie da sole in pista o sul palcoscenico.
9. Si può imparare a ballare tango … nei locali da ballo: per noi non Argentini è impossibile andare a ballare senza aver preso delle lezioni. L’improvvisazione ci può essere quando si inizia a padroneggiare un minimo di tecnica di ballo. Per gli Argentini, che spesso lo ballavano in forma semplificata in famiglia, forse è possibile. Tutti i bonaerensi con i quali ho parlato nelle Milongas porteñas (le Milonghe di Buenos Aires), sia uomini che donne, avevano preso lezioni da maestri o da amici più esperti.
10. La musica stessa, …, è calibrata su un volume non troppo alto, per permettere ai ballerini di parlarsi durante la pratica del ballo: ballando il Tango solo la musica può “parlare”. Chi parla mentre balla il Tango non ha capito alcunché di questo ballo. A Buenos Aires, patria del Tango, le coppie parlano, per socializzare, solo all’inizio del brano, prima di cominciare a ballare; appena inizia il ballo nessuno dei due parla, almeno con la bocca. Il dialogo diventa corporale, con l’abbraccio, il seguire il ritmo della musica, il proporre ed eseguire particolari movimenti e figure. Il parlare romperebbe l’incantesimo che si crea con il ballo.
11. .. quando un uomo invita una donna a ballare (non dovrebbe mai accadere il contrario): se si informa sull’invito con mirada e cabecéo (sguardo e cenno con il capo), anche dagli articoli presenti sul nostro sito, verificherà che l’uomo che si alza per andare a prendere la dama per il ballo, in realtà si è già accordato con lei tramite il gioco di sguardi fatti poco prima, durante la cortina (stacco musicale non ballabile, con la pista vuota). Almeno così succede a Buenos Aires. Nel resto del mondo e, quindi, anche in Italia, questo modo di invitare è purtroppo l’eccezione.
12. … ogni quattro brani di tango viene inserito un pezzo di un altro genere musicale, cosicché le coppie si sciolgono: l’utilizzo della cortina per interrompere la tanda ballabile (tanda = 4 tanghi della stessa orchestra e dello stesso periodo, oppure 3 vals o 3 milonghe, possibilmente della stessa orchestra) inizia ad estendersi anche in Italia, grazie ai viaggi fatti a B. A. da tanti musicalizadores che ora mettono la musica nelle nostre Milonghe.
13. E’ buona norma, inoltre, che gli uomini invitino a ballare le nuove arrivate: questo succede molto poco a B. A. dove i viejos milongueros prima di invitare una sconosciuta a ballare, devono prima vederla ballare con altri, per capire se sono sufficientemente brave. Piuttosto che ballare male, restano seduti a bere, fumare, guardare gli altri in pista, chiacchierare.
14. Per arrivare a ballare servono una decina di lezioni, effettuabili in un paio di mesi: questa affermazione è sicuramente ottimistica. In un paio di mesi il/la ballerino/a medio/a può provare a ballare in Milonga, ma si muoverà in modo più o meno goffo. In realtà non si finisce mai di imparare e di migliorare/modificare il proprio modo di ballare. Anche solo guardando gli altri che ballano. Un maestro è molto spesso indispensabile per acquisire un buona tecnica di base. Citando altri le dico: “nessun maestro può insegnarti il Tango, il maestro può solo aiutarti a tirare fuori il Tango che è dentro di te”.

Sperando di non averla annoiata, la invito cortesemente a visitare il nostro sito, www.faitango.it. L’accesso alle pagine culturali richiede una registrazione, facile e senza spese.

La saluto cordialmente, sperando di incontrarla, prima o poi, in una Milonga

Piero Leli