L’abbraccio del Tango

Dalla mailing list nazionale di cultura Tangueros. Traduzione di Monica Gambelli
http://it.groups.yahoo.com/group/Tangueros-List


B.A.Tango – Nº 151 – Año IX – Enero/Febrero 2004 – Pag.12
REFLEXIONES
Nuestro Tango
Hèctor Alsina

RIFLESSIONI
Il nostro tango

Bailar tango es descubrir las posibilidades de movimientos que anatòmicamente podemos realizar.
Ballare tango significa scoprire le possibilità di movimento che può realizzare il corpo.

Bailar de memoria infinidad de pasos es un esfuerzo interminable, por consiguiente, nunca logrará su objetivo. Muchos pasos pueden resultar pocos cuando no està la garra de los sentimientos, y muchos cuando los duendes contactan sutilmente a la pareja.
Ballare a memoria un’infinità di passi è uno sforzo senza fine e quindi nessuno raggiungerà mai il proprio obiettivo. Molti passi possono sembrare pochi quando non c’è la grinta dei sentimenti, oppure molti quando i rispettivi esecutori sfiorano con delicatezza il/la partner.

 


El Tangauta – Nº 111 – Año 9 – Enero 2004 – Pag. 26
COMENTARIOS SOBRE EL ABRAZO EN EL TANGO
Dr. Guillermo Sagari

OSSERVAZIONI SULL’ABBRACCIO NEL TANGO

El abrazo es tal vez el aspecto màs importante de nuestra danza, compartiendo los otros detalles, como primera danza en pareja que no respeta los movimientos en espejo, que circula por toda la pista, que invade los espacios recìprocos de los componentes, que llega a compartir un mismo eje de sustentaciòn, y que su desarrollo coreogràfico se da bajo constante improvisaciòn. Podemos repetir el concepto conocido de que el tango bailado es una bùsqueda ansiosa y permanente de libertad.
L’abbraccio è forse l’aspetto più importante di questo nostro ballo, che contiene gli altri dettagli, come primo ballo di coppia in cui non si rispettano i movimenti a specchio, si cammina per tutta la pista, si invadono gli spazi reciproci dei ballerini, si arriva a condividere un unico asse di equilibrio e il cui sviluppo coreografico è frutto di una costante improvvisazione. Si può ribadire il concetto noto che il tango ballato è una ansiosa e costante ricerca di libertà.

Como se trata de una danza dentro de un gènero popular, su interpretaciòn es bastante libre e individual. Sabemos que cada bailarìn expresa su estilo personal durante el baile, razòn por la que debemos ser tolerantes y respetuosos, abiertos de mente para aceptar las diferencias. No olvidemos que lo importante en el baile de escenario es lo que vemos, mientras que en el baile de salòn lo importante sucede dentro de la pareja.

Poiché si tratta di un ballo di genere popolare, la sua interpretazione è piuttosto libera e individuale. Sappiamo che ogni ballerino esprime il proprio stile personale durante il ballo, ragione per la quale dobbiamo essere tolleranti e rispettosi, mentalmente aperti ad accettare le differenze. Non dimentichiamoci che la cosa importante nel ballo da esibizione è ciò che vediamo, mentre nel ballo da sala è importante ciò che avviene all’interno della coppia di ballerini.

En el presente trabajo de reflexiòn quremos expresar fundamentalmente la capacidad potencial de la dinàmica del abrazo. Decimos que el abrazo en el tango de salòn es primariamente un abrazo de contacto continuo. Algunos lo llaman cerrado, para diferenciarlo del abierto, donde se produce luz entre ambos cuerpos. En el abrazo cerrado debemos tener al menos dos zonas de contacto, que son bàsicas: los torsos, a nivel central, en el àrea del esternòn y las cabezas o las caras.
Con queste osservazioni intendiamo esprimere sostanzialmente la capacità potenziale della dinamica dell’abbraccio. Diciamo che l’abbraccio nel tango da sala è prima di tutto un abbraccio di contatto continuo. Alcuni lo definiscono “chiuso” per distinguerlo da quello aperto, dove c’è spazio fra i corpi dei ballerini. Nell’abbraccio chiuso dobbiamo avere almeno due punti di contatto, che sono fondamentalmente: il busto a livello centrale, in corrispondenza dello sterno e la testa o il viso.

Algunos bailarines aceptan solo el abrazo fijo, en posiciòn y tensiòn durante todo el tema a bailar. Otros se expresan con un abrazo variable en posiciòn y tensiòn. Nos vamos a referir a este ùltimo.
Alcuni ballerini accettano solo l’abbraccio fisso, con la stessa posizione e tensione per tutta la durata del brano musicale. Altri si esprimono con un abbraccio in cui la posizione e la tensione variano. Noi parleremo di quest’ultimo.

Creemos que bailar el tango argentino en una milonga tìpica, es mucho màs que desarrollar pasos y figuras con tècnica y elegancia. Es sentir profundamente un estado como de encantamiento recìproco, donde aparece un motor improvisador que es tambièn recìprocamente comprendido, lo que llamamos “esencia del tango” e “improvisaciòn bajo inspiraciòn musical”.
Es como aceptar una ficciòn de prèstamo de ambos cuerpos para amarnos bajo emociòn musical profunda. Por eso la entrega total de ambos es requisito indispensable. El grado de compromiso, el involucrarse, la complicidad plena, determinarà el criterio de correspondencia emocional de la pareja.

Riteniamo che ballare tango argentino in una milonga tradizionale sia molto più che eseguire passi e figure con padronanza tecnica ed eleganza. Significa entrare profondamente in uno stato come di incanto reciproco, nel quale compare un motore improvvisatore, anch’esso reciprocamente compreso, che chiamiamo “essenza del tango” e “improvvisazione secondo l’ispirazione musicale”. E’ come fare finta di prestarsi i corpi per amarsi al ritmo di una emozione musicale profonda. Per questo la partecipazione totale di entrambi i ballerini è un requisito fondamentale. Il grado di coinvolgimento, l’intesa, la totale complicità stabiliranno il grado di corrispondenza emotiva della coppia.

El abrazo libre, dinàmico o variable, consiste en manejar, durante pausas o en el desarrollo del baile cambios en ambas manos en cuanto a presiòn, subir o bajar el brazo derecho del hombre, o cambiar la situaciòn de mano y brazo izquierdo de la mujer. Se podrìa llegar al extremo de soltarse de brazos totalmente manteniendo solo el apoyo del torso, como hemos visto alguna vez en Carlos Gavito. Mientra se haga todo con ternura y sobre todo respeto, estos cambios en el abrazo pueden incentivar significativamente la inspiraciòn creativa en el hombre. El requisito es que el hombre lo proponga y la mujer lo acepte, copiando al instante la intenciòn.

L’abbraccio libero, dinamico o variabile, consiste nell’imprimere, durante le pause o lo svolgimento del ballo, cambi di pressione in entrambe le mani, sollevare o alzare il braccio destro nell’uomo o cambiare la posizione della mano e del braccio sinistro della donna. Si può arrivare anche al limite di lasciar andare completamente le mani, mantenendo solo l’appoggio del busto, come abbiamo visto fare qualche volta a Carlos Gavito. Se tutto ciò viene fatto con dolcezza e soprattutto con rispetto, queste modificazioni dell’abbraccio possono stimolare significativamente l’ispirazione creativa dell’uomo. Il requisito fondamentale è che l’uomo proponga e la donna accetti, seguendo immediatamente l’intenzione.

Tango, quasi uno stile di vita

Dalla mailing list nazionale di cultura Tangueros. Un articolo ripreso dalla rivista “Vita”.

TANGO, QUASI UNO STILE DI VITA

Non è un fenomeno turistico. Per essere accettati bisogna entrare nella Buenos Aires più nascosta, parlare il lunfardo, rispettare regole non scritte. Tra silenzi e sguardi.

Di Piero Poli

Erano i primi anni del Novecento quando il tango viveva il suo più grande momento di fulgore mondiale. La rapida diffusione in Europa della sensuale danza criolla era ostacolata dai vescovi, che sovente ne imposero la censura. In questo momento di successo e di crisi, in aiuto al tango vennero ben due Papi. Rispondendo alle pressioni dei vescovi europei, Pio X e quindi Pio XI sottoposero il tango a un severo esame. In entrambe le occasioni il ballo fu assolto e la Chiesa non oppose formale resistenza alla sua pratica. L’operazione che non riuscì ai vescovi di mezza Europa riuscì perfettamente al rock’n’roll che nella decade del 60 relegò il tango nel dimenticatoio e nelle balere di periferia.

Oggi, dopo tanti anni di oblio, le vecchie sale da ballo ricominciano ad animarsi. Il tango si è tolto di dosso l’odore triste di balera e i suoi cliché fatti di brillantina e rosa tra i denti. È rinato come un esteso fenomeno globale. In giro per il mondo un numero crescente di fedelissimi cultori hanno fatto della danza sensuale e malinconica uno stile di vita e una bandiera. I giovani adepti, che alternano lezioni di tango al tai-chi, all’omeopatia e alla dieta macrobiotica, si trovano disorientati quando a Buenos Aires si trovano gomito a gomito con gli attempati ballerini che per anni hanno custodito il ballo, incuranti delle mode. È un incontro-scontro tra culture che procura ai nuovi arrivati qualche scossa ma che gli regala
un’eleganza allo stesso tempo vecchia e nuova.

“Mi Buenos Aires querido”
“Mia cara Buenos Aires”, cantava Carlos Gardel, cantante e icona internazionale del tango, celebrando il suo amore profondo per la città e i suoi luoghi. Le storie del tango prendono vita in Recoleta, Avenida Corrientes, Caminito e Almagro, vie e quartieri oggi ancora presenti sulla mappa della metropoli sudamericana. Apprendere il tango significa entrare in questa topografia che è allo stesso tempo poetica e concreta. Poi bisogna imparare la lingua di Buenos Aires, il lunfardo, parlata segreta della malavita e dei tangueri. La guita, come in cento tanghi, continua a indicare il danaro, il tarrudo è una persona fortunata e chi sparisce quando arriva il conto continua a tomarse l’aceite. Il lunfardo, pieno di espressioni dialettali italiane, è particolarmente espressivo quando condensa in una parola relazioni tra persone o aspetti del carattere. Un cadenero è l’uomo che tiene la moglie sottomessa, in catene, il chantapufi è chi contrae un debito che sicuramente non pagherà, il despelotado la persona piena di complicazioni, incapace di ordine mentale e l’otario è il tonto, il bonaccione di una certa età che si fa engrupir (ingannare) da una giovane e bella, saldamente aggrappata al suo portafoglio.

E così alla milonga (serata di ballo tanguero), il lunfardo delle canzoni si mescola e confonde con quello delle chiacchiere fatte sottovoce, per non disturbare i ballerini. Le battute sono sporadiche e argute, piene di un umorismo secco del quale si sorride e mai si sghignazza. A lato della pista si incontra una città colta e conciliante, che coltiva nello scambio di parole un rito e un irrinunciabile piacere quotidiano. Le parole però si diradano quando si balla o quando ci si appresta a danzare. Il tango è un ballo silenzioso, che cancella la parola, è una dialogo ritmico fra corpi.

Uno dei tanti riti del tango è quello dell’invito che spetta all’uomo e che avviene appunto senza parole, catturando per un istante lo sguardo della donna, che acconsente con un cenno leggero della testa.
I nuovi arrivati devono apprendere delle regole che sono come il ritmo del tango, difficili da assorbire, ardue da sentire profondamente. E un ballo molto intimo. Per questo l’approccio, la cortesia sono importanti, sono la soglia che si supera per porsi in una relazione intima con un’altra persona. Se questa intimità non nasce, il tango non c’è, diventa una potenzialità e un’astrazione. L’integrazione di una nuova persona in una sala da ballo prende tempo, tutti devono farsi un idea di chi è, il novellino deve alimentare per qualche settimana i commenti dei più esperti.

Non è permesso parlare troppo agli habitué di una milonga, che nella sala da ballo godono di uno status superiore. A loro spetta la scelta del partner, dei tavoli migliori e una certa accondiscendenza da parte dei gestori del locale. Non è consigliato ballare troppe danze consecutivamente con la stessa persona o fare sfoggio di passi complicati. All’inizio si balla quasi camminando “ascoltando” il ritmo mutevole delle diverse melodie, connettendosi il più possibile con il partner.

Terapia ed eleganza
Non si può negare l’essenza terapeutica del tango, il suo lato più moderno. Il tango è diventato oggi quasi un prolungamento della psicanalisi, una forma fisica dell’esplorazione di se stessi, un modo per definire fragili identità nelle cangianti metropoli postmoderne. Questo bisogno di identità, così tipicamente moderno, ha sicuramente dato impulso alla crescita di un movimento globale di tangueri che ha trovato a Buenos Aires la sua capitale. E questa li accoglie con una certa titubanza, non è una città che si svende ai turisti. Ha i suoi ritmi, si prende il suo tempo per conoscere i nuovi venuti e lo fa senza aggredire o bandire. Nel suo sanctum milonghero ci si entra per gradi, mostrando rispetto per dei codici non scritti, una certa gentilezza dello spirito che alcuni chiamano civiltà. Questi codici che forse appartengono ad un’altra epoca (e ci fanno sorridere) svolgono egregiamente la loro funzione, quella di rendere lo straniero un amico senza troppo turbare.

Le origini del tango

Le origini del tango
di Sergio Suppa
traduzione di Piero Leli

Il Tango era inizialmente ballato nei bar, nei caffè, nelle case da gioco ed nei quilombos (luoghi di prostituzione). Più tardi comparvero “Case da Ballo” che fornivano [a pagamento, n.d.r.] ragazze per il ballo e l’ intrattenimento.
Lo scenario successivo fu “el patio de los conventillos” (area comune di grandi case condominiali). Nei “conventillos” alloggiarono migliaia di poveri immigranti dall’ Europa (principalmente Italia e Spagna) ed alcuni dall’entroterra Argentino. Erano ampi spazi all’aperto, circondati da entrambi i lati da stanze e cucine; molto spesso il bagno era in comune.

Il Tango ha impiegato molti anni a diffondersi in queste case perché i loro abitanti erano in generale persone ammodo che non desideravano che le loro famiglie fossero esposte a quella musica e a quel ballo peccaminosi.
Le serate del sabato e le domeniche erano utilizzate per celebrare nozze, compleanni, battesimi ed altre feste. Fu in queste occasioni che, a poco a poco, qualcuno avrebbe richiesto a dei musicisti di suonare un tango e più tardi qualcuno ne avrebbe ballato uno, purificato dai movimenti peccaminosi quali le “cortes y quebradas” – una varietà semplificata che inizialmente è stata tollerata con repulsione, ma più tardi, attesa ansiosamente.

Raggiunse progressivamente le case delle famiglie delle classi medie e alte. I ragazzi di quelle famiglie presero l’abitudine di andare nei sobborghi a cercare emozioni e avventura. Ritornavano a casa eccitati dalle loro esperienze lascive.

Iniziarono ad insegnare questo ballo, nuovo e originale, alle loro sorelle, alle vicine di casa e ad altri membri femminili della grande famiglia Argentina, come cugine e zie. Ovviamente insegnavano “la versione purificata “.

Se si considera che Saborido ha venduto, nei primi mesi del 1906, circa cento mila copie dello spartito del suo tango ‘Yo soy la morocha’ (Io sono la brunetta), si può dedurre che questo tango sia stato eseguito molto frequentemente, anche dalle ragazze di buona famiglia che avevano inserito quella partitura fra il valzer Danubio Blu e Per Elisa.

Poco dopo la cantante Flora Rodriguez incise ‘La Morocha’. Dapprima col cilindro, quindi come disco ed anche come carta perforata per ‘pianolas’ a rulli (piani che suonavano da soli, attivando due pedali).
I testi de ‘La morocha’ erano abbastanza innocenti così da essere prontamente accettati. In questo modo, il tango, lentamente, si è diffuso dalla periferia all’interno delle case Argentine.

Ciò nonostante, il tango era ancora generalmente un oggetto vergognoso e peccaminoso, di cui occuparsi in segreto. I politici sia di destra che di sinistra lo condannarono; non volevano che questa nuova nazione fosse associata ad un ballo ‘postribolare’. Cosa avvenne poi quando quel tango raggiunse l’ Europa?
Questa è un’ altra storia…