Festa di tesseramento Argentango mercoledì 21 novembre presso il Mojito

 

L’associazione Argentango comunica che Mercoledì sera 21 novembre alle ore 21.00 presso i locali del Mojto di Beinette (nella bella sala palchettata del piano terra) si terrà la festa di tesseramento con

Tdj Ospite: Marco Dozio

💃 Milonga GRATUITA.
L’ingresso è aperto anche ai non soci, ma chi non si tessera entrerà al costo del solito biglietto d’ingresso.
Invece, chi desidera effettuare il tesseramento avrà l’ingresso gratuito ( senza consumazione ):
10€ tessera Argentango (va esibita la tessera Acsi già in possesso)15€ tessere ACSI+Argentango.
Sarà possibile utilizzare il bar a prezzi agevolati:3€ consumazione analcolica, 4€ alcolica. 
🎵 Per l’occasione musicalizzerà il tdj Marco Dozio.👏https://www.faitango.it/scheda-musicalizador-117/marco-dozio

Buon tango a tutti!

Premio Michela

Una Milonga per Michela

Argentango organizza presso il salone del ristorante “oh Cuntacc!”, nell’area Miac di Ronchi, una Milonga in memoria della socia fondatrice scomparsa lo scorso anno: Michela Loprieno.
Vi invitiamo numerosi ricordandovi che, con il direttivo dei soci fondatori di Argentango, Michela è stata pioniera del tango nel cuneese.
Questa grande passione le ha preso tempo, impegno, ricerca e le ha dato divertimento, soddisfazione e condivisione. Dunque è proprio ballando che vogliamo ricordarla.

La musica sarà estratta dalle selezioni che Michela stessa aveva lasciato ad Argentango. Con le cortine cantate da lei.
Nella serata sono stati invitati tutti i maestri della provincia di Cuneo che impreziosiranno la serata con una “ronda dei maestri”.
Con l’occasione sarà consegnato per la seconda volta il “Premio Michela” che verrà consegnato di anno in anno ad una coppia di ballerini “virtuosi” e “di classe” che si sono distinti per il loro comportamento in linea con le regole del mondo del tango.
Il ricavato della serata sarà devoluto in beneficenza secondo il volere dei figli

L’appuntamento è per Sabato 29/09 (giorno in cui si festeggia San Michele) alle 21:30.

ingresso Milonga Soci Argentango 6 €  
Ingresso Milonga Non Soci 7 €

L’eredità

Argentango ha il piacere di pubblicare “L’eredità“, racconto sul tango della nostra socia Alessandra Demichelis che si è classificato al secondo posto nel concorso letterario organizzato da Faitango. Questo racconto è ispirato da una storia vera e la nostra Autrice dice di aver “sudato” moltissimo per contenerlo nel limite imposto di 3000 battute totali.


L’eredità

Avevo ventitré anni e adoravo il vecchio André. Quando morì mi lasciò una valigia decrepita, da cui non si separava mai. La ritirai due giorni dopo il funerale.  Me la consegnò il capo infermiere. “Abbine cura – disse – e apri le orecchie”. Non ebbi il tempo di chiedergli spiegazioni. Quella stessa sera l’appoggiai sul tappeto del salotto e restai immobile a fissarne il contenuto. 

Erano dischi, ottantasei per la precisione, ognuno conservato nella sua copertina originale. Nomi sconosciuti rimbalzavano davanti ai miei occhi e la parola “tango” rimandava un’idea di cose antiquate, quanto di più distante dai miei gusti e dal mio mondo si potesse immaginare.    

 Passai la notte a farmi domande cui non trovavo risposte. Perché André aveva voluto che li avessi io? Sapevo degli anni trascorsi in Argentina ma Dio, il nonno ballerino di tango non ce lo vedevo. Solo più tardi trovai la busta, nascosta in una tasca interna della valigia. Dentro, un biglietto con un numero di telefono.

Nei giorni e nei mesi successivi il giradischi cominciò a spandere per casa le note del pianoforte di Pugliese, del bandoneon di quel diavolo di Troilo. A poco a poco imparai a distinguere i musicisti e a stabilire le mie preferenze. Corde insospettabili presero a vibrare dentro di me. Una sera composi il numero scritto a mano sul biglietto. Rispose la voce di un uomo anziano, dall’accento straniero. Sarebbe diventato il mio primo maestro, tanguero di età indefinibile che per un anno mi insegnò tutto ciò che sapeva cominciando con il farmi camminare, camminare, camminare, e muovermi insieme e dentro alla musica. Era come se prima di quel momento il mio corpo non mi fosse mai appartenuto.

Il giorno in cui entrai per la prima volta in una milonga fui risucchiato in una bolla senza tempo. Ricordo i disegni geometrici in bianco e nero del pavimento e le persone assorte, perdute nei loro abbracci. Rimasi inchiodato alla sedia per quasi tutta la sera, diviso tra esaltazione e terrore.

Forse fu lei a catturare i miei occhi e a incoraggiarmi, o forse il desiderio vinse l’insicurezza. Mi alzai. Era una ragazza semplice, con il viso aperto in un sorriso. Le porgo la mano, il suo braccio mi avvolge dolcemente. Il cuore batte così forte contro il suo petto che penso: “se ne accorgerà”. Sento che si solleva un poco, avvicina la guancia alla mia, sfiorandola appena. Quando partono le prime note di Recuerdo ho il tempo di sentire nella mia testa la voce del maestro che dice: “aspetta la frase”. Aspetto, e lei chiude gli occhi.

Ballai la mia prima, vera, tanda come se fosse l’ultima della vita. E a quella ne seguirono altre, così numerose che non posso contarle. Non ho mai smesso. Qualche volta, però, mi piace restare seduto a occhi chiusi. Mi concentro sul fruscio dei piedi e vado in un tempo lontano, diverso, finché riesco a immaginarlo, elegante sulla pista, con i capelli ancora folti, le gambe svelte, che guarda verso di me, e mi strizza l’occhio. André.   

Impressioni di una principiante.

Tango.

Impressioni di una principiante.

Certo che sapevo cosa fosse il tango, chi non lo sa? Avevo visto attori danzarlo nei film, ne avevo ascoltato la musica, conoscevo perfino il nome di un paio di compositori. A chi me l’avesse chiesto, fino a un anno fa o poco più, avrei risposto che il tango era semplicemente… tango. Poi mi capitò di vedere alcune coppie ballare dal vivo e rimasi incantata. Com’era possibile sincronizzare i passi in quel modo? Come si poteva rimanere abbracciati e intanto volteggiare, sfiorarsi piedi e gambe  tenendo gli occhi chiusi e un’espressione estasiata sulla faccia? Le donne mi sembravano bellissime sulle loro scarpe con i tacchi sottili; gli uomini eleganti, vagamente retrò nei gesti. Quando la musica si interrompeva qualcuno porgeva il braccio alla dama per riaccompagnarla al posto. Insomma, creature superiori, appartenenti a un mondo lontano e inaccessibile. Se mi avessero detto che un giorno mi ci sarei trovata immersa mi sarei fatta una risata. Ma la vita ha i suoi percorsi, e a volte ti conduce dove non avresti pensato di andare. Così non molti mesi dopo mi ritrovai su un paio di scarpe simili a quelle, impegnata a non cadere, tra le braccia di uno sconosciuto, principiante e spaventato come me. Era la mia prima lezione di tango. Di quell’ora e mezza conservo molte sensazioni, ma due sono rimaste impresse nella memoria: l’imbarazzo del contatto fisico con un estraneo e l’impressione di non aver mai camminato prima di quel momento. Non in quella maniera almeno, con quella postura, con quell’intenzione. Pensandoci adesso, credo che quei due elementi – abbraccio e camminata – siano nodi cruciali su cui non smetterò mai di riflettere. Naturalmente, quando al termine della lezione il maestro chiese se intendessi proseguire, risposi di sì con entusiasmo e lo stesso fece lo sconosciuto. In quel momento non lo sapevo, ma stavo per intraprendere uno dei percorsi più complessi, intensi, gratificanti e avventurosi che avessi mai compiuto. Senza esagerazioni, direi un’esperienza intima, capace di modificarti.

Sul tango milioni di parole potrebbero essere spese e tante ne sono state scritte. Dai più grandi poeti – Borges su tutti – da saggisti e romanzieri, ma anche dagli appassionati che inondano il web con i loro blog. E’ come se un’esperienza così forte avesse bisogno di essere comunicata, prima o poi, anche se in realtà incomunicabile proprio perché personalissima e interiore. Non sarò io, quindi, a parlare del tango. Della sua storia, della sua musica, delle sue parole, dei suoi stili, delle sue regole, del suo mondo. Io, che ancora mi muovo stupita tra tentativi maldestri e tutto da imparare. Quello che vorrei provare a dire (proprio per ciò che si ricordava poc’anzi a proposito del bisogno irrefrenabile di parlarne) – è cosa significa per me, questo ballo che non è solo un ballo. Che cosa mi ha dato finora. Che cosa mi ha insegnato.

Potrei dire una certa disciplina, prima di tutto, il rispetto di regole non scritte che è necessario comprendere – e accettare – da subito. Non avere fretta. Aspettare. “Se non balli una sera non prendertela, non lamentarti… ballerai la prossima volta”, mi dissero gli insegnanti alla mia osservazione sulla sproporzione numerica tra uomini e donne (a sfavore delle ballerine, ovviamente). Non l’ho mai dimenticato, e ho imparato a prenderla così…serate buone…serate meno buone… Ma questo è nulla: chi avrebbe detto che sarei riuscita ad avventurarmi da sola in una milonga, senza conoscere anima viva, indossare le scarpette e sperare di incrociare lo sguardo di un cavaliere per una mirada, porta d’ingresso di una tanda? E poi andargli incontro, aderire al suo petto e provare a ballare senza curarmi degli sguardi di chi sta intorno, del giudizio, delle critiche? Cose impensabili fino a poco tempo fa. La milonga ha mille occhi, questo l’ho capito, e tutti osservano tutto, ma in fondo a tutti importa di una cosa sola: ballare, ballare, ballare. Potenza di quell’abbraccio, di quei 12-15 minuti di straniamento in cui non conta chi sei o chi sei stato, da dove vieni, cosa fai nella vita, non conta nemmeno il tuo nome. Tutto quello che conta è la connessione che si crea con un altro essere umano disponibile, come te, ad ascoltarsi e ad ascoltarti. Ecco, se oggi mi chiedessero cos’è il tango, tra le risposte possibili direi che prima di tutto è “ascolto”. Ascolto della musica, certo, ma soprattutto ascolto di sé e dell’altro, delle vibrazioni del proprio corpo e del proprio cuore in relazione al corpo e al cuore di un altro. Quando questo avviene, quando questa relazione si stabilisce, si innesca qualcosa di così profondo (non di sessuale, come si crede a volte, con qualche pregiudizio) da rasentare il miracoloso. Uomini e donne di oggi, abituati a contatti rapidi, spesso virtuali, riscoprono la bellezza di una comunicazione sensibile, lenta. Più di ogni altra cosa: onesta. Perché – e questa è un’altra scoperta clamorosa – chi pensa di barare stia lontano dal tango. In quell’abbraccio non si mente, non ci si nasconde. Lì ci si scopre per quello che si è, piaccia o no. Cadono le maschere, la propria natura si rivela. Timido se sei timido, arrogante se sei arrogante. Oppure appassionato, distaccato, preciso, maldestro. E poi conta lo stato d’animo che ci si porta dietro: una serata non è mai uguale a un’altra e nemmeno lo è ballare con la stessa persona. Ognuno di noi è mutevole e di conseguenza il nostro modo di proporci e di sentire.

Accidenti, e chi lo immaginava? Meglio della psicanalisi. A saperlo avrei cominciato prima, la schiena mi avrebbe fatto meno male a fine serata, e far nottata danzando non mi sarebbe costato tanto il giorno dopo in termini di stanchezza e lucidità. Ma forse non è vero. Forse il tango può arrivare solo in un momento preciso della vita e non in un altro. E’ come se stesse lì, ad aspettarti, disposto a concedersi solo quando sei pronto per lui.   

Tutto questo non significa che il tango sia solo una questione emotiva. La tecnica conta eccome e lo studio è fondamentale. E’ tutto un lavorare su asse, equilibrio, portamento, camminate, e poi pivot, e ocho e sacade e mille altre figure. Nessuno creda di cavarsela in un paio di mesi. Più si va avanti, meno si è soddisfatti di sé. Prima o poi la crisi arriva, si pensa che “no, non migliorerò mai, forse dovrei smettere”, e si brancola chiedendosi quale sia lo stile più compatibile con il proprio carattere. Intanto, però, si tiene d’occhio il calendario delle milonghe, e almeno una volta al giorno – una volta? – il pensiero corre alla prossima occasione. Il tango lavora dentro, è un fatto, non ti molla mai, nemmeno se non lo stai ballando. Forse perché, come recita la molta retorica che gli gira intorno, è metafora della vita? O perché, citando Carlos Gavito, “Il Tango non è una danza ma una ossessione”? Tutto questo, tutto questo…o forse sarà che, sopra ogni cosa, è incredibilmente divertente?

Verdeluna

Assemblea Soci Argentango

Assemblea ordinaria soci Argentango.
 
Martedì 03/10/2017 alle ore 21:00 
presso i locali del Centro Incontri di via Fratelli Vaschetto
 
ordine del giorno:
 
– Nomina del nuovo Presidente
– Nomina nuovi membri del consiglio direttivo
– Future iniziative dell’associazione
 
– varie ed eventuali
 
 
Vi aspettiamo
Diego Portesani
Presidente pro tempore Argentango

24ore di Tango, Grazie a Tutti!

GRAZIE...l’abbiamo detto tante volte in questi giorni ma vogliamo
ripetervelo.

GRAZIE a chi c’è stato, per due ore o per tutte le 24,

a chi è ritornato, a chi avrebbe voluto esserci.

GRAZIE per il clima che abbiamo respirato e per la generosità che vi ha
fatto rimanere in milonga fino all’alba oppure arrivare alle 4 del
mattino dopo una serata già passata a ballare.

GRAZIE perché anche quest’anno avete creduto insieme a noi in questo
progetto, avete fatto sì che un momento di gioia e allegria diventasse
qualcosa di concreto da donare agli altri…

Ci sembra di specchiarci negli occhi dei bimbi di Aleppo, di sentire le
loro risate e di vederli giocare, nonostante tutto.

Per loro abbiamo raccolto 1340 euro.

GRAZIE.

Sara.

Il tango non è mai nuevo

Dalla mailing list di cultura Tangueros

IL TANGO NON E’ MAI “NUEVO”
di Ermanno Felli

Circa un secolo fa sulle rive del Rio della Plata giunsero dall’Europa migliaia di emigranti, erano per lo più italiani. Erano poveri e malnutriti, portavano con sé solo il mestiere e la musica delle loro feste. Gli emigranti invasero la città di Buenos Aires, trasformandone il volto. Nelle feste di questa città si mescolarono le note delle loro musiche con le note del candombe, musica di origine africana, la cui eco proveniva da Montevideo. Nacque lì la milonga. E fu l’origine del tango.
Il ballo raccontava l’amore straziante, l’amore di coppia, il conflitto insolubile tra uomo e donna, il dialogo intimo tra due mondi complementari, l’uno all’altro necessari nel lungo e breve cammino di due vite. Il ballo era il passeggiare abbracciati nella musica del bandoneon, dei violini, delle voci di tanti giovani talenti. I due corpi si univano nell’abbraccio concedendosi l’uno all’altro, perdendo l’equilibrio del proprio asse e trovandone uno in comune. Passeggiare abbracciati nella melodia della musica era la cosa più semplice eppure la più sensuale, la più intima, la più umana, tanto che il tango non ebbe vita facile. Fu insultato dai pregiudizi, vietato, ridotto a burla dagli stereotipi nel corso di tutto un secolo.

Sono circa dieci anni che il tango è rinato. Si diffonde in Italia, in Europa, nel mondo. Possiamo ballare in Corea, in Israele, in Arabia Saudita etc., ovunque troviamo delle milonghe, ovvero le feste dove si balla il tango. Ma è lo stesso tango? Sì e no. Questo il fenomeno interessante. Come ogni cosa soggetta ad evoluzione anche il tango segue gli stili del momento, le mode e le inclinazioni di chi realmente lo balla. E così oggi esiste accanto al tango di sempre, una tendenza chiamata “tango nuevo”, seguita da molti giovani. Il tango nuevo si riconosce per aver spezzato l’asse passionale tra uomo e donna. Ciò comporta che uomo e donna rimangono ognuno sul suo asse di equilibrio, come due mondi paralleli che non hanno bisogno l’uno dell’altro. Ciò comporta anche che la frase narrativa offerta dal ballo è priva di un reale incontro, perché priva di un conflitto capace di far evolvere la narrazione. Nel tango nuevo ci si getta in una ripetitività infinita di movimenti acrobatici che seguono il ritmo della musica, ma non la interpretano. E’ un freddo gioco di contrappeso, dove l’altro serve solo al proprio movimento, alla coreografia per un possibile pubblico. E’ un ballo di coppia che nella realtà si svolge in solitudine.

La tendenza è sempre indice di uno sviluppo. E il tango nuevo, ormai al confine con la danza moderna, estremizzando sempre più le acrobazie diverrà sempre più nuevo e sempre meno tango. Il tango dopotutto era ballato da persone provenienti dal popolo, e non da ballerini. La semplicità dei movimenti non richiedeva una particolare formazione professionale, ma solo un sentimento, il sentimento di bellezza ed eleganza che la musica aiutava a risvegliare in ognuno. I corpi, ovvero il materiale vivo del ballo, erano ciò che la natura, le abitudini di vita e il lavoro permettevano. Non si seguiva un modello ginnico, si era così, e così si ballava. Da qui la vera natura erotica del ballo, perché il ballo, essendo un sentimento erotico, non escludeva nessuno. I suoi passi erano l’elegante essenza del camminare, e non acrobazia per pochi. Il ballo apriva la natura dell’uomo, la sua retta postura e la sublimava fino al punto che tutti ne potessero godere.
Eppure il tango nuevo permette ai giovani paurosi del contatto con l’altro (si pensi al nord Europa) di avvicinarsi al ballo di coppia dopo essere passati nei bui tunnel dei balli solitari. Sarà poi la vita, i suoi dolori e passioni, a stringerli nell’abbraccio alla ricerca di un asse comune che racconti la loro vita anche per soli tre minuti. E’ per questo che il tango non è potuto morire da circa un secolo, era e rimarrà sempre lo stesso, un abbraccio di passione.

El Tango es macho

EL TANGO ES EL MACHO
di Sergio Suppa
Traduzione di Piero Leli

Dall’archivio della mailing list di cultura “Tangueros”.
Sergio Suppa è un medico argentino, nipote di emigranti italiani e belgi, che vive e lavora negli Stati Uniti. Insegna Tango ed è un esperto di storia e cultura del Tango. Il messaggio era inviato, nel 2001, alla mailing list internazionale di discussione Tango-L.


E’ per me interessante constatare come elementi della Cultura Argentina siano filtrati in altre comunità con l’esperienza del Tango. Mi riferisco a “Quello che le donne desiderano” [titolo di una discussione su Tango-L, n.d.r.].
Il macho argentino non corrisponde al concetto del macho di altre latitudini del nostro pianeta. Potrebbe persino essere l’opposto. In Argentina un uomo è macho se si preoccupa dei bisogni della donna che rispetta ed adora. La donna che conquisterà e sedurrà con determinazione e persistenza fino a possederla, sarà soddisfatta nei suoi bisogni spirituali e fisici, essendone lui diventato responsabile. Non abbandonerà quella donna a meno che non sia convinto di poterlo fare. Il macho, in altre luoghi, è identificato come qualcuno che seduce, abusa e abbandona le donne in modo egocentrico ed egoista. In Argentina quell’uomo è considerato come un “machista”, una canaglia, un uomo spregevole e cattivo.

L’ uomo e la donna hanno ruoli ben definiti nella società, l’uno non è più importante dell’altra e per entrambi è assolutamente necessario assicurarsi una stabilità di rapporto. L’uomo si fa carico, è amante e padre allo stesso tempo. Protegge e si assicura che la sensibilità della donna sia soddisfatta. La donna è femminile ed è questa la caratteristica che le da’ forza, lei porta amore, passione, comprensione e sostiene il rapporto, si fida e lo segue quando conduce; entrambi i membri, nei loro diversi ruoli, avanzano insieme, con uno che guida e l’altra che segue, senza competere. Sono coscienti delle rispettive funzioni e rispettano i rispettivi spazi.

C’e’ sempre una certa elettricità nell’aria, una specie di interazione fra gli uomini e le donne, manifestata con parole, galanterie, sguardi, atteggiamenti del corpo. Una donna cammina spostando il suo corpo con armonia e musicalità, ha bisogno della rassicurazione degli sguardi, delle galanterie e di altre espressioni di “caballerosidad” (l’atto di essere un uomo cortese) come aprirle le porte, permetterle di passare per prima, cedendole il posto a sedere nei trasporti pubblici, ecc.. L’uomo deve apparire rassicurante, sempre equilibrato e sicuro nei suoi movimenti. Questi elementi culturali sono sempre presenti e naturalmente ciò vale anche per il tango. In strada l’uomo cammina tenendo la signora verso il muro del marciapiede, mentre il suo posto è verso il bordo, dove potrebbe esserci il pericolo, in modo da proteggerla. Entrando nella milonga segue la donna che cammina davanti a lui e la guida con la sua mano. Le concede di sedersi dietro un piccolo tavolo in modo da proteggere le sue gambe. Mantiene con lei un contatto fisico, tenendole le mani, abbracciandola sulla spalla per comunicare agli altri uomini che è lui a provvedere ai bisogni di lei. Gli altri uomini rispettano ciò.

*Quando da solo nella milonga, si pone in una posizione discreta in modo che la signora che gli interessa possa vederlo ma, allo stesso tempo, senza imporsi, ponendosi sulla sua linea visiva, in modo che possa scegliere di ballare con lui, se lo desidera. Invitare alla danza fissando ed annuendo col capo ha una doppia espressione culturale. Da un lato è fatto per evitare l’imbarazzo del rifiuto in pubblico, dall’altro lato fa parte dell’eterno corteggiamento manifestato con gli sguardi. Quando balla è alla guida, ascolta la musica, la interpreta, trasferisce i suoi pensieri alla signora guidandola correttamente, si muove lungo la pista evitando il contatto con le altre coppie e, cosa più importante, la protegge e la rende sicura di ballare come preferisce.

Ricapitolando, signore e signori, questo è… …“Un macho argentino”.

Saludos..

Lettera ad una giornalista milanese

Lettera ad una giornalista milanese.
di Piero Leli

28 Ottobre 2006

Gentile Arianna,
le scrivo in quanto presidente di FAItango! (sito www.faitango.it) ossia la Federazione delle Associazioni Italiane di Tango argentino.
Ho trovato per caso, usando Google, questo suo articolo sul Tango Argentino, del 2003.
Leggendolo ho trovato troppe inesattezze, che, cordialmente, volevo segnalarle, nell’ipotesi di futuri articoli sullo stesso argomento.

Il suo articolo

I diversi stili e le scuole a Milano
Milano come Buenos Aires, a passo di tango
di Arianna Chieli

Un ballo dalla forte connotazione di coppia e di socializzazione, dove vigono regole non scritte, come quella dei tre «giri»

Ballo, dunque sento. Verità assoluta per i ballerini di tango, assorti nella compagna di danze, occhi negli occhi, plesso solare contro plesso solare. Quello del tango è un mondo a parte, fatto di locali fumosi fiocamente illuminati da luci rossastre, sandali a tacco alto, gambe di donne in perenne movimento. Un mondo dove vigono regole non scritte che prevedono uomini che guidano e donne che seguono, in un’esaltazione dei ruoli che rimanda a una femminilità sopita, memoria ancestrale mai dimenticata. Chi balla tango lo descrive con aggettivi forti, legati alla sfera della sensualità: «un rito consolatorio» per alcuni, «una conversazione senza parole, basata sull’improvvisazione» per altri. Un ballo passionale che parla di sentimento, corteggiamenti, gelosie e possessività.

Il tango nasce a Cuba (Habanera), ma si diffonde solo nei primi del ‘900 in Argentina, principalmente a Buenos Aires. Da qui viene esportato attorno al 1910 anche in Europa. Rispetto agli altri balli di coppia il tango è fortemente innovativo: si tratta di un ballo totalmente libero, privo di coreografie predefinite. Esistono tre scuole di tango: la prima, e forse la più nota, è la Milonghera, nata a Buenos Aires alla fine dell’ottocento. Nella Milonghera i ballerini sono molto vicini tra di loro, ballano molto attaccati. Lo stile detto Nuevo prevede un maggior numero di passi da eseguire perciò deve essere posta una distanza di almeno venti centimetri tra i due ballerini. L’ultimo tipo di tango si chiama Fantasia ed è quello più teatrale e scenografico, maggiormente ricco di passi coreografati ad effetto.

Si può imparare a ballare tango in due modi: nelle scuole di danza e nei locali da ballo. La differenza non è da poco, perché ballare significa anche saper misurare il proprio spazio e, soprattutto, non invadere quello altrui. Imparare a ballare in una sala da ballo, che nel caso specifico si chiama Milonga, permette di misurarsi sin da subito con quello che viene descritto come uno degli ostacoli più ardui: le altre coppie di ballerini. Ma significa anche una socializzazione e un contatto meno asettico, significa inserirsi in un gruppo che vive la stessa passione. «Il momento di gloria che sta vivendo questo ballo – spiega Germano Scarperrotta, insegnante di tango – deriva dal bisogno di socializzazione. In discoteca si balla da soli. Nel tango si è in due. Necessariamente ci si conosce». La musica stessa, pur essendo parte fondamentale del rito, è calibrata su un volume non troppo alto, per permettere ai ballerini di parlarsi durante la pratica del ballo.

Nel tango esistono alcune regole non scritte, che vanno rispettate. Una di queste è la regola dei «tre tanghi»: quando un uomo invita una donna a ballare (non dovrebbe mai accadere il contrario), eseguiranno assieme almeno tre balli. Se uno dei due decide di ritirarsi prima significa che non gradisce la compagnia, ed è considerato un comportamento altamente offensivo. Ballare quattro brani significa che si apprezza il partner ballerino. Un’altra regola, salvifica per il gentil sesso, si chiama «cortina» ed è affidata al Musicalizador, che è il dj dei tanghèri: ogni quattro brani di tango viene inserito un pezzo di un altro genere musicale, cosicché le coppie si sciolgono. Se le fanciulle desiderano essere invitate a ballare, è opportuno che posizionino le loro sedie a bordo pista e facciano capire con lo sguardo che sono disponibili a ballare. E’ buona norma, inoltre, che gli uomini invitino a ballare le nuove arrivate.

Tutti possono ballare tango, senza distinzione di età. Per arrivare a ballare servono una decina di lezioni, effettuabili in un paio di mesi. Ogni lezione dura un’ora e mezzo e costa circa 13 euro.

Le mie osservazioni.

1. Regola dei tre giri/balli: non esiste a Buenos Aires, patria del Tango. E’ una “regola” comparsa fuori dall’Argentina, mutuata verosimilmente dal ballo da sala.
2. Locali fumosi: solo a Buenos Aires, dove, per la presenza di poderosi impianti di climatizzazione o enormi ventilatori a muro, è ancora consentito fumare. Comunque l’ambiente non è fumoso neanche li.
3. Locali fiocamente illuminati da luci rossastre: a Buenos Aires le Milongas sono illuminate quasi a giorno, sia per consentire l’invito con lo sguardo durante la cortina (mirada y cabecéo), sia perché durante il ballo tutti devono essere visibili. Chi le ha fornito quell’informazione ha un’idea “viziosa” del Tango, da ballare con poca luce e per giunta “rossastra”, quasi a riferirsi a qualcosa di peccaminoso (luce rossa = casa di tolleranza).
4. Gambe di donne in perenne movimento: solo se ballano quello che Lei ha definito tango nuevo o fantasia, per lo stile milonghero non è così.
5. Il tango nasce a Cuba (Habanera): a Cuba nasce l’habanera, non il tango. La stessa musica, giunta sul Rio della Plata, è stata tra i progenitori del tango, insieme al candombe.
6. Si diffonde solo nei primi del ‘900 in Argentina, principalmente a Buenos Aires: la nascita del Tango, tra Buenos Aires e Montevideo, viene datata intorno al 1880. Per molto tempo si è ballato solo a Buenos Aires, per quanto riguarda l’Argentina.
7. Esistono tre scuole di tango: la prima, e forse la più nota, è la Milonghera, nata a Buenos Aires alla fine dell’ottocento: lo stile milonguero è stato definito tale da circa un decennio. Dalla fine dell’800 a Buenos Aires si ballava Tango, senza aggettivi. Attualmente indica un modo di ballare, con l’abbraccio stretto, poco appariscente, più intimo per la coppia.
8. Lo stile detto Nuevo: è nato alla fine degli anni ’90, ad opera di Gustavo Naveira e Fabian Salas, ballerini argentini di grande fama. La distanza tra i ballerini non la si misura in centimetri. Questo tipo di tango è problematico nelle milonghe, specie se affollate, perché è quasi inevitabile che chi lo balla finisca per urtare le altre coppie. E’ decisamente indicato per le esibizioni di coppie da sole in pista o sul palcoscenico.
9. Si può imparare a ballare tango … nei locali da ballo: per noi non Argentini è impossibile andare a ballare senza aver preso delle lezioni. L’improvvisazione ci può essere quando si inizia a padroneggiare un minimo di tecnica di ballo. Per gli Argentini, che spesso lo ballavano in forma semplificata in famiglia, forse è possibile. Tutti i bonaerensi con i quali ho parlato nelle Milongas porteñas (le Milonghe di Buenos Aires), sia uomini che donne, avevano preso lezioni da maestri o da amici più esperti.
10. La musica stessa, …, è calibrata su un volume non troppo alto, per permettere ai ballerini di parlarsi durante la pratica del ballo: ballando il Tango solo la musica può “parlare”. Chi parla mentre balla il Tango non ha capito alcunché di questo ballo. A Buenos Aires, patria del Tango, le coppie parlano, per socializzare, solo all’inizio del brano, prima di cominciare a ballare; appena inizia il ballo nessuno dei due parla, almeno con la bocca. Il dialogo diventa corporale, con l’abbraccio, il seguire il ritmo della musica, il proporre ed eseguire particolari movimenti e figure. Il parlare romperebbe l’incantesimo che si crea con il ballo.
11. .. quando un uomo invita una donna a ballare (non dovrebbe mai accadere il contrario): se si informa sull’invito con mirada e cabecéo (sguardo e cenno con il capo), anche dagli articoli presenti sul nostro sito, verificherà che l’uomo che si alza per andare a prendere la dama per il ballo, in realtà si è già accordato con lei tramite il gioco di sguardi fatti poco prima, durante la cortina (stacco musicale non ballabile, con la pista vuota). Almeno così succede a Buenos Aires. Nel resto del mondo e, quindi, anche in Italia, questo modo di invitare è purtroppo l’eccezione.
12. … ogni quattro brani di tango viene inserito un pezzo di un altro genere musicale, cosicché le coppie si sciolgono: l’utilizzo della cortina per interrompere la tanda ballabile (tanda = 4 tanghi della stessa orchestra e dello stesso periodo, oppure 3 vals o 3 milonghe, possibilmente della stessa orchestra) inizia ad estendersi anche in Italia, grazie ai viaggi fatti a B. A. da tanti musicalizadores che ora mettono la musica nelle nostre Milonghe.
13. E’ buona norma, inoltre, che gli uomini invitino a ballare le nuove arrivate: questo succede molto poco a B. A. dove i viejos milongueros prima di invitare una sconosciuta a ballare, devono prima vederla ballare con altri, per capire se sono sufficientemente brave. Piuttosto che ballare male, restano seduti a bere, fumare, guardare gli altri in pista, chiacchierare.
14. Per arrivare a ballare servono una decina di lezioni, effettuabili in un paio di mesi: questa affermazione è sicuramente ottimistica. In un paio di mesi il/la ballerino/a medio/a può provare a ballare in Milonga, ma si muoverà in modo più o meno goffo. In realtà non si finisce mai di imparare e di migliorare/modificare il proprio modo di ballare. Anche solo guardando gli altri che ballano. Un maestro è molto spesso indispensabile per acquisire un buona tecnica di base. Citando altri le dico: “nessun maestro può insegnarti il Tango, il maestro può solo aiutarti a tirare fuori il Tango che è dentro di te”.

Sperando di non averla annoiata, la invito cortesemente a visitare il nostro sito, www.faitango.it. L’accesso alle pagine culturali richiede una registrazione, facile e senza spese.

La saluto cordialmente, sperando di incontrarla, prima o poi, in una Milonga

Piero Leli