Milonga al Palchetto

milonga melle

3a MILONGA al Palchetto – Edizione 2016
in collaborazione con la Pro Loco di Melle
e l’Associazione Argentango

Domenica 21 Agosto 2016 alle ore 21:30 fino alle 01:00
Musicalizador Valerio El Pilluelo
in Piazza Botta, Melle (Val Varaita CN)
INGRESSO GRATUITO !
Venite numerosi !!!!

Alle ore 20:30 Stage di Vals GRATUITO tenuto dai Maestri
Silvano Caniati & Sabina Franco ( www.tangoreal.it )
Si consiglia prenotazione mandando un SMS al n. 338.722.8396
indicando Nome Cognome / Single o Coppia

Per chi vuole cenare prima dello Stage
la Birreria degli Antagonisti di Melle ci offre :
– Antipasto
– Primo
– Dessert
– Birra
a 15 Euro. Si cena alle 19:00.
Menù anche per vegetariani.
Prenotazione consigliata mandando un SMS al n. 338.722.8396

Il tango non è mai nuevo

Dalla mailing list di cultura Tangueros

IL TANGO NON E’ MAI “NUEVO”
di Ermanno Felli

Circa un secolo fa sulle rive del Rio della Plata giunsero dall’Europa migliaia di emigranti, erano per lo più italiani. Erano poveri e malnutriti, portavano con sé solo il mestiere e la musica delle loro feste. Gli emigranti invasero la città di Buenos Aires, trasformandone il volto. Nelle feste di questa città si mescolarono le note delle loro musiche con le note del candombe, musica di origine africana, la cui eco proveniva da Montevideo. Nacque lì la milonga. E fu l’origine del tango.
Il ballo raccontava l’amore straziante, l’amore di coppia, il conflitto insolubile tra uomo e donna, il dialogo intimo tra due mondi complementari, l’uno all’altro necessari nel lungo e breve cammino di due vite. Il ballo era il passeggiare abbracciati nella musica del bandoneon, dei violini, delle voci di tanti giovani talenti. I due corpi si univano nell’abbraccio concedendosi l’uno all’altro, perdendo l’equilibrio del proprio asse e trovandone uno in comune. Passeggiare abbracciati nella melodia della musica era la cosa più semplice eppure la più sensuale, la più intima, la più umana, tanto che il tango non ebbe vita facile. Fu insultato dai pregiudizi, vietato, ridotto a burla dagli stereotipi nel corso di tutto un secolo.

Sono circa dieci anni che il tango è rinato. Si diffonde in Italia, in Europa, nel mondo. Possiamo ballare in Corea, in Israele, in Arabia Saudita etc., ovunque troviamo delle milonghe, ovvero le feste dove si balla il tango. Ma è lo stesso tango? Sì e no. Questo il fenomeno interessante. Come ogni cosa soggetta ad evoluzione anche il tango segue gli stili del momento, le mode e le inclinazioni di chi realmente lo balla. E così oggi esiste accanto al tango di sempre, una tendenza chiamata “tango nuevo”, seguita da molti giovani. Il tango nuevo si riconosce per aver spezzato l’asse passionale tra uomo e donna. Ciò comporta che uomo e donna rimangono ognuno sul suo asse di equilibrio, come due mondi paralleli che non hanno bisogno l’uno dell’altro. Ciò comporta anche che la frase narrativa offerta dal ballo è priva di un reale incontro, perché priva di un conflitto capace di far evolvere la narrazione. Nel tango nuevo ci si getta in una ripetitività infinita di movimenti acrobatici che seguono il ritmo della musica, ma non la interpretano. E’ un freddo gioco di contrappeso, dove l’altro serve solo al proprio movimento, alla coreografia per un possibile pubblico. E’ un ballo di coppia che nella realtà si svolge in solitudine.

La tendenza è sempre indice di uno sviluppo. E il tango nuevo, ormai al confine con la danza moderna, estremizzando sempre più le acrobazie diverrà sempre più nuevo e sempre meno tango. Il tango dopotutto era ballato da persone provenienti dal popolo, e non da ballerini. La semplicità dei movimenti non richiedeva una particolare formazione professionale, ma solo un sentimento, il sentimento di bellezza ed eleganza che la musica aiutava a risvegliare in ognuno. I corpi, ovvero il materiale vivo del ballo, erano ciò che la natura, le abitudini di vita e il lavoro permettevano. Non si seguiva un modello ginnico, si era così, e così si ballava. Da qui la vera natura erotica del ballo, perché il ballo, essendo un sentimento erotico, non escludeva nessuno. I suoi passi erano l’elegante essenza del camminare, e non acrobazia per pochi. Il ballo apriva la natura dell’uomo, la sua retta postura e la sublimava fino al punto che tutti ne potessero godere.
Eppure il tango nuevo permette ai giovani paurosi del contatto con l’altro (si pensi al nord Europa) di avvicinarsi al ballo di coppia dopo essere passati nei bui tunnel dei balli solitari. Sarà poi la vita, i suoi dolori e passioni, a stringerli nell’abbraccio alla ricerca di un asse comune che racconti la loro vita anche per soli tre minuti. E’ per questo che il tango non è potuto morire da circa un secolo, era e rimarrà sempre lo stesso, un abbraccio di passione.

El Tango es macho

EL TANGO ES EL MACHO
di Sergio Suppa
Traduzione di Piero Leli

Dall’archivio della mailing list di cultura “Tangueros”.
Sergio Suppa è un medico argentino, nipote di emigranti italiani e belgi, che vive e lavora negli Stati Uniti. Insegna Tango ed è un esperto di storia e cultura del Tango. Il messaggio era inviato, nel 2001, alla mailing list internazionale di discussione Tango-L.


E’ per me interessante constatare come elementi della Cultura Argentina siano filtrati in altre comunità con l’esperienza del Tango. Mi riferisco a “Quello che le donne desiderano” [titolo di una discussione su Tango-L, n.d.r.].
Il macho argentino non corrisponde al concetto del macho di altre latitudini del nostro pianeta. Potrebbe persino essere l’opposto. In Argentina un uomo è macho se si preoccupa dei bisogni della donna che rispetta ed adora. La donna che conquisterà e sedurrà con determinazione e persistenza fino a possederla, sarà soddisfatta nei suoi bisogni spirituali e fisici, essendone lui diventato responsabile. Non abbandonerà quella donna a meno che non sia convinto di poterlo fare. Il macho, in altre luoghi, è identificato come qualcuno che seduce, abusa e abbandona le donne in modo egocentrico ed egoista. In Argentina quell’uomo è considerato come un “machista”, una canaglia, un uomo spregevole e cattivo.

L’ uomo e la donna hanno ruoli ben definiti nella società, l’uno non è più importante dell’altra e per entrambi è assolutamente necessario assicurarsi una stabilità di rapporto. L’uomo si fa carico, è amante e padre allo stesso tempo. Protegge e si assicura che la sensibilità della donna sia soddisfatta. La donna è femminile ed è questa la caratteristica che le da’ forza, lei porta amore, passione, comprensione e sostiene il rapporto, si fida e lo segue quando conduce; entrambi i membri, nei loro diversi ruoli, avanzano insieme, con uno che guida e l’altra che segue, senza competere. Sono coscienti delle rispettive funzioni e rispettano i rispettivi spazi.

C’e’ sempre una certa elettricità nell’aria, una specie di interazione fra gli uomini e le donne, manifestata con parole, galanterie, sguardi, atteggiamenti del corpo. Una donna cammina spostando il suo corpo con armonia e musicalità, ha bisogno della rassicurazione degli sguardi, delle galanterie e di altre espressioni di “caballerosidad” (l’atto di essere un uomo cortese) come aprirle le porte, permetterle di passare per prima, cedendole il posto a sedere nei trasporti pubblici, ecc.. L’uomo deve apparire rassicurante, sempre equilibrato e sicuro nei suoi movimenti. Questi elementi culturali sono sempre presenti e naturalmente ciò vale anche per il tango. In strada l’uomo cammina tenendo la signora verso il muro del marciapiede, mentre il suo posto è verso il bordo, dove potrebbe esserci il pericolo, in modo da proteggerla. Entrando nella milonga segue la donna che cammina davanti a lui e la guida con la sua mano. Le concede di sedersi dietro un piccolo tavolo in modo da proteggere le sue gambe. Mantiene con lei un contatto fisico, tenendole le mani, abbracciandola sulla spalla per comunicare agli altri uomini che è lui a provvedere ai bisogni di lei. Gli altri uomini rispettano ciò.

*Quando da solo nella milonga, si pone in una posizione discreta in modo che la signora che gli interessa possa vederlo ma, allo stesso tempo, senza imporsi, ponendosi sulla sua linea visiva, in modo che possa scegliere di ballare con lui, se lo desidera. Invitare alla danza fissando ed annuendo col capo ha una doppia espressione culturale. Da un lato è fatto per evitare l’imbarazzo del rifiuto in pubblico, dall’altro lato fa parte dell’eterno corteggiamento manifestato con gli sguardi. Quando balla è alla guida, ascolta la musica, la interpreta, trasferisce i suoi pensieri alla signora guidandola correttamente, si muove lungo la pista evitando il contatto con le altre coppie e, cosa più importante, la protegge e la rende sicura di ballare come preferisce.

Ricapitolando, signore e signori, questo è… …“Un macho argentino”.

Saludos..

Lettera ad una giornalista milanese

Lettera ad una giornalista milanese.
di Piero Leli

28 Ottobre 2006

Gentile Arianna,
le scrivo in quanto presidente di FAItango! (sito www.faitango.it) ossia la Federazione delle Associazioni Italiane di Tango argentino.
Ho trovato per caso, usando Google, questo suo articolo sul Tango Argentino, del 2003.
Leggendolo ho trovato troppe inesattezze, che, cordialmente, volevo segnalarle, nell’ipotesi di futuri articoli sullo stesso argomento.

Il suo articolo

I diversi stili e le scuole a Milano
Milano come Buenos Aires, a passo di tango
di Arianna Chieli

Un ballo dalla forte connotazione di coppia e di socializzazione, dove vigono regole non scritte, come quella dei tre «giri»

Ballo, dunque sento. Verità assoluta per i ballerini di tango, assorti nella compagna di danze, occhi negli occhi, plesso solare contro plesso solare. Quello del tango è un mondo a parte, fatto di locali fumosi fiocamente illuminati da luci rossastre, sandali a tacco alto, gambe di donne in perenne movimento. Un mondo dove vigono regole non scritte che prevedono uomini che guidano e donne che seguono, in un’esaltazione dei ruoli che rimanda a una femminilità sopita, memoria ancestrale mai dimenticata. Chi balla tango lo descrive con aggettivi forti, legati alla sfera della sensualità: «un rito consolatorio» per alcuni, «una conversazione senza parole, basata sull’improvvisazione» per altri. Un ballo passionale che parla di sentimento, corteggiamenti, gelosie e possessività.

Il tango nasce a Cuba (Habanera), ma si diffonde solo nei primi del ‘900 in Argentina, principalmente a Buenos Aires. Da qui viene esportato attorno al 1910 anche in Europa. Rispetto agli altri balli di coppia il tango è fortemente innovativo: si tratta di un ballo totalmente libero, privo di coreografie predefinite. Esistono tre scuole di tango: la prima, e forse la più nota, è la Milonghera, nata a Buenos Aires alla fine dell’ottocento. Nella Milonghera i ballerini sono molto vicini tra di loro, ballano molto attaccati. Lo stile detto Nuevo prevede un maggior numero di passi da eseguire perciò deve essere posta una distanza di almeno venti centimetri tra i due ballerini. L’ultimo tipo di tango si chiama Fantasia ed è quello più teatrale e scenografico, maggiormente ricco di passi coreografati ad effetto.

Si può imparare a ballare tango in due modi: nelle scuole di danza e nei locali da ballo. La differenza non è da poco, perché ballare significa anche saper misurare il proprio spazio e, soprattutto, non invadere quello altrui. Imparare a ballare in una sala da ballo, che nel caso specifico si chiama Milonga, permette di misurarsi sin da subito con quello che viene descritto come uno degli ostacoli più ardui: le altre coppie di ballerini. Ma significa anche una socializzazione e un contatto meno asettico, significa inserirsi in un gruppo che vive la stessa passione. «Il momento di gloria che sta vivendo questo ballo – spiega Germano Scarperrotta, insegnante di tango – deriva dal bisogno di socializzazione. In discoteca si balla da soli. Nel tango si è in due. Necessariamente ci si conosce». La musica stessa, pur essendo parte fondamentale del rito, è calibrata su un volume non troppo alto, per permettere ai ballerini di parlarsi durante la pratica del ballo.

Nel tango esistono alcune regole non scritte, che vanno rispettate. Una di queste è la regola dei «tre tanghi»: quando un uomo invita una donna a ballare (non dovrebbe mai accadere il contrario), eseguiranno assieme almeno tre balli. Se uno dei due decide di ritirarsi prima significa che non gradisce la compagnia, ed è considerato un comportamento altamente offensivo. Ballare quattro brani significa che si apprezza il partner ballerino. Un’altra regola, salvifica per il gentil sesso, si chiama «cortina» ed è affidata al Musicalizador, che è il dj dei tanghèri: ogni quattro brani di tango viene inserito un pezzo di un altro genere musicale, cosicché le coppie si sciolgono. Se le fanciulle desiderano essere invitate a ballare, è opportuno che posizionino le loro sedie a bordo pista e facciano capire con lo sguardo che sono disponibili a ballare. E’ buona norma, inoltre, che gli uomini invitino a ballare le nuove arrivate.

Tutti possono ballare tango, senza distinzione di età. Per arrivare a ballare servono una decina di lezioni, effettuabili in un paio di mesi. Ogni lezione dura un’ora e mezzo e costa circa 13 euro.

Le mie osservazioni.

1. Regola dei tre giri/balli: non esiste a Buenos Aires, patria del Tango. E’ una “regola” comparsa fuori dall’Argentina, mutuata verosimilmente dal ballo da sala.
2. Locali fumosi: solo a Buenos Aires, dove, per la presenza di poderosi impianti di climatizzazione o enormi ventilatori a muro, è ancora consentito fumare. Comunque l’ambiente non è fumoso neanche li.
3. Locali fiocamente illuminati da luci rossastre: a Buenos Aires le Milongas sono illuminate quasi a giorno, sia per consentire l’invito con lo sguardo durante la cortina (mirada y cabecéo), sia perché durante il ballo tutti devono essere visibili. Chi le ha fornito quell’informazione ha un’idea “viziosa” del Tango, da ballare con poca luce e per giunta “rossastra”, quasi a riferirsi a qualcosa di peccaminoso (luce rossa = casa di tolleranza).
4. Gambe di donne in perenne movimento: solo se ballano quello che Lei ha definito tango nuevo o fantasia, per lo stile milonghero non è così.
5. Il tango nasce a Cuba (Habanera): a Cuba nasce l’habanera, non il tango. La stessa musica, giunta sul Rio della Plata, è stata tra i progenitori del tango, insieme al candombe.
6. Si diffonde solo nei primi del ‘900 in Argentina, principalmente a Buenos Aires: la nascita del Tango, tra Buenos Aires e Montevideo, viene datata intorno al 1880. Per molto tempo si è ballato solo a Buenos Aires, per quanto riguarda l’Argentina.
7. Esistono tre scuole di tango: la prima, e forse la più nota, è la Milonghera, nata a Buenos Aires alla fine dell’ottocento: lo stile milonguero è stato definito tale da circa un decennio. Dalla fine dell’800 a Buenos Aires si ballava Tango, senza aggettivi. Attualmente indica un modo di ballare, con l’abbraccio stretto, poco appariscente, più intimo per la coppia.
8. Lo stile detto Nuevo: è nato alla fine degli anni ’90, ad opera di Gustavo Naveira e Fabian Salas, ballerini argentini di grande fama. La distanza tra i ballerini non la si misura in centimetri. Questo tipo di tango è problematico nelle milonghe, specie se affollate, perché è quasi inevitabile che chi lo balla finisca per urtare le altre coppie. E’ decisamente indicato per le esibizioni di coppie da sole in pista o sul palcoscenico.
9. Si può imparare a ballare tango … nei locali da ballo: per noi non Argentini è impossibile andare a ballare senza aver preso delle lezioni. L’improvvisazione ci può essere quando si inizia a padroneggiare un minimo di tecnica di ballo. Per gli Argentini, che spesso lo ballavano in forma semplificata in famiglia, forse è possibile. Tutti i bonaerensi con i quali ho parlato nelle Milongas porteñas (le Milonghe di Buenos Aires), sia uomini che donne, avevano preso lezioni da maestri o da amici più esperti.
10. La musica stessa, …, è calibrata su un volume non troppo alto, per permettere ai ballerini di parlarsi durante la pratica del ballo: ballando il Tango solo la musica può “parlare”. Chi parla mentre balla il Tango non ha capito alcunché di questo ballo. A Buenos Aires, patria del Tango, le coppie parlano, per socializzare, solo all’inizio del brano, prima di cominciare a ballare; appena inizia il ballo nessuno dei due parla, almeno con la bocca. Il dialogo diventa corporale, con l’abbraccio, il seguire il ritmo della musica, il proporre ed eseguire particolari movimenti e figure. Il parlare romperebbe l’incantesimo che si crea con il ballo.
11. .. quando un uomo invita una donna a ballare (non dovrebbe mai accadere il contrario): se si informa sull’invito con mirada e cabecéo (sguardo e cenno con il capo), anche dagli articoli presenti sul nostro sito, verificherà che l’uomo che si alza per andare a prendere la dama per il ballo, in realtà si è già accordato con lei tramite il gioco di sguardi fatti poco prima, durante la cortina (stacco musicale non ballabile, con la pista vuota). Almeno così succede a Buenos Aires. Nel resto del mondo e, quindi, anche in Italia, questo modo di invitare è purtroppo l’eccezione.
12. … ogni quattro brani di tango viene inserito un pezzo di un altro genere musicale, cosicché le coppie si sciolgono: l’utilizzo della cortina per interrompere la tanda ballabile (tanda = 4 tanghi della stessa orchestra e dello stesso periodo, oppure 3 vals o 3 milonghe, possibilmente della stessa orchestra) inizia ad estendersi anche in Italia, grazie ai viaggi fatti a B. A. da tanti musicalizadores che ora mettono la musica nelle nostre Milonghe.
13. E’ buona norma, inoltre, che gli uomini invitino a ballare le nuove arrivate: questo succede molto poco a B. A. dove i viejos milongueros prima di invitare una sconosciuta a ballare, devono prima vederla ballare con altri, per capire se sono sufficientemente brave. Piuttosto che ballare male, restano seduti a bere, fumare, guardare gli altri in pista, chiacchierare.
14. Per arrivare a ballare servono una decina di lezioni, effettuabili in un paio di mesi: questa affermazione è sicuramente ottimistica. In un paio di mesi il/la ballerino/a medio/a può provare a ballare in Milonga, ma si muoverà in modo più o meno goffo. In realtà non si finisce mai di imparare e di migliorare/modificare il proprio modo di ballare. Anche solo guardando gli altri che ballano. Un maestro è molto spesso indispensabile per acquisire un buona tecnica di base. Citando altri le dico: “nessun maestro può insegnarti il Tango, il maestro può solo aiutarti a tirare fuori il Tango che è dentro di te”.

Sperando di non averla annoiata, la invito cortesemente a visitare il nostro sito, www.faitango.it. L’accesso alle pagine culturali richiede una registrazione, facile e senza spese.

La saluto cordialmente, sperando di incontrarla, prima o poi, in una Milonga

Piero Leli

Le regole nelle milongas di Buenos Aires

La normativa vigente nelle milongas di Buenos Aires

Intervista con El Moplo

Nei primi anni del secolo, nel 1906 se non andiamo errati, il poeta Evaristo Carriego, grande cantore del Barrio di Palermo e maestro di Jorge Luis Borges, scrisse una lunga poesia in lunfardo (il gergo della malavita di allora) che in seguito venne pubblicata con fine ironia sulla rivista della Polizia “L.C.” (Ladron Conocido, ossia ladro recidivo).
Ottanta anni più tardi, in uno dei quartieri più periferici di Buenos Aires, di rinomata pericolosità e rispondente al sarcastico nome di Lugano, nacque una milonga che i gestori, evidentemente ferrati in letteratura o in sociologia, battezzarono “L.C. Club”.
La milonga fallì nel giro di qualche mese: all’immeritato insuccesso non fu estranea la personalità del suo direttore, che tutti chiamavano El Moplo, rovescio di Plomo, cioè Piombo, nel senso di peso insostenibile. El Moplo nella vita normale era archivista della Polizia, settore dalla A alla L, una professione poco apprezzata a Lugano Buenos Aires; come ballerino era uno dei tanti. Sulla milonga e i suoi frequentatori, però, sapeva molte cose, forse in ragione della sua attività.
Al Moplo, che abbiamo incontrato in un bellissimo pomeriggio porteño al Cafè Celta nel febbraio del 1996, abbiamo rivolto alcune domande sui codici in vigore nelle tanguerìas di Buenos Aires.

Per quel che riguarda i codici, nessuno ne può sapere più di te, Moplo.

Beh, innanzi tutto non si tratta di codici veri e propri, dal momento che le regole è più facile stiracchiarle quando non sono scritte. Sono codici che, come i buchi, cambiano colore con quello che ci metti sotto. Esistono delle procedure, un galateo, forse.

D’accordo, parlaci allora del “cabezeo”.

Il cabezeo è quell’attività sussultoria o ondulatoria della testa (cabeza), con la quale si invita qualcuno a ballare. Sostituisce o integra il lavoro preliminare degli occhi. Puoi “cabezear” a una donna se è da sola, o in compagnia di un’altra donna o seduta ad un tavolo con un gruppo formato da un minimo di tre persone. Non puoi cabezearla se è in compagnia di un uomo: in questo caso, devi andare fino al tavolo e chiedere il permesso a lui, ma solo se lo conosci. Tenete presente che la faccenda del cabezeo è simmetrica: anche la donna può farlo. Con le stesse regole, naturalmente.

Il cabezeo e il “vistazo” (occhiata) sono quindi tentativi di esplorazione della volontà del possibile partner, la ricerca dell’assenso a ballare ?

E’ chiaro che se non vuoi ballare con quello che ti guarda con intenzione non devi cabezear. Avere difetti agli occhi o soffrire del ballo di S.Vito, non ti aiuta alla milonga. Puoi avere dei problemi.

E dopo il reciproco cabezeo, cosa recita il copione ?

Ci si incontra nei pressi della pista o in pista, mai al tavolo. Quando si finisce di ballare, l’uomo accompagna la donna fino al punto in cui si sono incontrati o qualche passo più in là. Non di più. Se invece l’invito è stato fatto al tavolo, la si accompagna fino al tavolo.

Le questioni sentimentali, però, complicano il gioco.

Le questioni sentimentali complicano sempre tutto e dappertutto, non solo alla milonga. Se due stanno insieme nella vita e poi si separano, gli amici di lui non inviteranno mai lei a ballare, nemmeno se lui in quel momento non c’è. La ragione, se ragione si può chiamare, è presto detta: se un amico la invita significa illecitamente pensava a lei quando la coppia era ancora unita. Per questo nell’ambiente della milonga ci sono pochi amici. Avere degli amici ti può limitare nel ballo e ti costringe a seguire assiduamente le evoluzioni degli amori, esattamente come il Financial Times segue gli scambi in Borsa. Statemi a sentire, che so quello che vuol dire mantenersi informati. Non si balla più.

In questo, le donne sono quelle che soffrono maggiormente.

E’ vero. Ci sono stati casi in cui ottime ballerine, alla fine di una relazione, rimanevano a “planchar” tutte le notti. (planchar vuol dire stirare, cioè rimanere seduti senza ballare). Purtroppo le regole le hanno fatte gli uomini. Questa è una città che è stata fatta da uomini soli, per uomini soli.

Le donne non possono prendere provvedimenti ?

Non contro gli uomini. Al massimo possono punire un’altra donna che accetta troppo il gioco degli uomini. Una volta hanno strappato i vestiti ad una milonguera troppo accondiscendente e che dava sempre ragione a noi. L’hanno svergognata sulla pista. In una milonga, tutto è pubblico, quello che non si vede direttamente te lo raccontano in bagno. No, proprio non me lo figuro uno sciopero femminista contro gli uomini. Alle milongueras piace ballare, non fare politica. Però non escludo che un giorno possa accadere. Spero di non esserci.

Moplo, spiega ai nostri lettori che cos’è un “variador”.

E’ uno che, come diciamo noi, “calienta la pava en todo lado y nunca toma mate” (mette a scaldare l’acqua in diversi posti e non beve mai il mate). Significa ballare con tutte senza mai compromettersi con nessuna. Nell’ambiente ippico è una professione remunerata, il variador è quello che fa passeggiare i cavalli per farli vedere agli scommettitori. Qui da noi, non è una bella cosa. Con il Tango, l’amore e il sesso non c’entrano. Due possono formare coppia fissa alla milonga per affinità nel ballo e non nella vita. Ci sono casi di mariti che ballano sempre con mogli di altri e viceversa, seza alcun problema. E’ nella natura del Tango. La milonga scade quando ci si va a “levantar minas” (sedurre le ragazze), poiché così perde importanza il ballo. Se una donna entra sola alla milonga, deve uscire sola o con un gruppo di amici. Se un uomo entra solo, deve uscire solo o in gruppo. Non è bello che nella milonga si formino coppie per altri scopi che non siano finalizzati alla danza.

Per questo il sabato è così noioso.

Sì, perché di sabato i mariti escono a ballare con le proprie mogli. Nessuno si diverte: sono le cosiddette serate coniugali.

Parliamo ora delle caratteristiche del Tango nelle milonghe.

Nelle milonghe intanto non si balla solo il Tango. Si ballano tutti i ritmi: milonga, vals, rock, jazz, cumbia, salsa, fox-tro. E ultimamente, per quanto possa apparire incredibile, anche il folklore con i suoi bei fazzolettini. Tutte queste danze sono raggruppate in “tandas”: la tanda di Tango, la tanda di milonga, la tanda, che so, di Biagi. Le tandas sono separate tra loro da una musica fissa e riconoscibile chiamata “cortina” (tenda), la quale è diversa a seconda del luogo. All’L.C. Club, per esempio, io mettevo la Marcia di Radetzky.

Cominciamo a capire perché è fallito…

Non tutta. Solo un pezzetto. La cortina ha origini antiche: quando nel secolo scorso per ballare con una donna dovevi pagare, si usava una polka per segnalare che il primo turno di ballo era finito e che era ora di pagare per il turno successivo. Ogni turno era costituito da due o tre temi al massimo per incrementare gli introiti. Le ballerine erano le cosiddette “bailarinas de ficha” (a gettone).In certi posti, con una ficha ti facevano fare anche solo un giro di pista. E’ curioso notare che al giorno d’oggi, durante le tandas di Tango, Vals e Milonga, le luci della pista sono tutte accese, mentre per gli altri ritmi le luci vengono abbassate quasi fino a zero. Questo perché i milongueros vogliono mettersi in mostra nei balli seri e restare al buio nei balli in cui si sentono ridicoli.

A proposito di mettersi in mostra, come fai se le piste sono affollate ?

Il buon milonguero sta sempre ai bordi esterni. Segue la “ronda” (la ronda è il movimento che regola la circolazione in senso anti-orario) e sa occupare e gestire lo spazio, anche minimo , che ha a disposizione. Non è facile rimanere all’esterno e non farsi risucchiare verso il centro. I bravi ballerini stanno sempre ai bordi.

E’ vero. Così come i tavoli migliori sono quelli vicini alla pista.

Per poter vedere i piedi. Nella milonga non si fanno passi complicati o sequenze. Si cammina e basta. Contano altre cose: il senso del ritmo, la musicalità, la postura, l’eleganza, come si “pisa” (pisar è calpestare, appoggiare il piede), come porti la compagna, come gestisci il tuo spazio, ecc.

Una volta nelle milonghe, per lo meno durante il ballo, non si parlava. Oggi si vedono sempre più chiacchieroni e anche molti anziani milongueros che ballano con ragazze giovani.

Durante il ballo non si parla perché sennò non si sente la musica e senza musica non si balla bene. Per le ragazze… eh, il tango non è tutto. Ora che lo stile milonguero è di moda, tante ragazze si fanno sotto per imparare, correndo un temibile pericolo.

Loro non lo chiamano pericolo…

Il pericolo è che i milongueros perdano il ballo. Il “chamuyo” (discorso di natura intima) appare quando manca la vera comunicazione che è il ballo. Manca il ballo e allora si parla. Chi parla cerca di impressionare, di far colpo con le parole.

Ne abbiamo già incontrati dieci che ci hanno detto di essere stati scelti per ballare con Madonna (in quei giorni, la signora Ciccone era a Buenos Aires per girare un film).

No, vi hanno spudoratamente mentito. Quello che hanno scelto sono io. Conosco il produttore.

Senti Moplo, non che ci interessi, ma cosa significa per te il Tango ?

Il Tango è la mia vita, cos’altro potrei fare ? Io faccio quello che mi dice di fare la musica. Senza la musica, senza il Tango, io sarei ancora uno sconosciuto archivista della Polizia che ignora tutto ciò che viene dopo la L.

© The Tangueros Quarterly Review – Buenos Aires, Febbraio 1996
http://www.NCTangueros.com

“TANGO” di Cesare Pavese

Tango
di Cesare Pavese

Mi son visto una notte in una sala chiusa
e l’abbraccio dei corpi che danzavano,
sollevati e schiantati dalla musica,
sotto la luce livida che filtrava nei muri,
di lontano, mi soffocava il cuore
come in fondo a un abisso, sotto il buio.
Tra bagliore e bagliore,
giungono spaventose
scosse di una tempesta,
che impazzisce là in alto,
sopra il mare.
Mi giungevano a tratti,
pallide e stanche,
le ombre dei danzatori,
vibrazioni di un mare moribondo.
E vedevo i colori,
delle donne abbraccianti
illividirsi anch’essi,
e tutto rilassarsi
di spossatezza oscena,
e i corpi ripiegarsi,
strisciando sulla musica.
Solo ancora splendeva
su quella febbre stanca
il corpo di colei
che fiorisce in un volto
tanto giovane e chiaro
da fare male all’anima.
Ma era solo il ricordo.
Io la guardavo immobile
e la vedevo, dolorosamente,
nella luce del sogno.
Ma passava strisciando,
senza scatti più, languida,
con un respiro lento
e mi pareva un gemito d’amore,
ma l’uomo a cui s’abbandonava nuda
forse non la sentiva.
E un’ubbriachezza pallida
le pesava sul volto,
sul volto tanto giovane e stupendo
da fare male all’anima.
Tutti tutti tacevano di ebbrezza,
travolti dentro il gorgo
di quella luce livida,
posseduti di musica,
nelle carezze ritmiche di carne,
e stanchi tanto stanchi.
Io solo non potevo abbandonarmi:
cogli arsi occhi sbarrati,
mi fissavo smarrito
su quel corpo strisciante.

23-26 giugno 1928

L’abbraccio del Tango

Dalla mailing list nazionale di cultura Tangueros. Traduzione di Monica Gambelli
http://it.groups.yahoo.com/group/Tangueros-List


B.A.Tango – Nº 151 – Año IX – Enero/Febrero 2004 – Pag.12
REFLEXIONES
Nuestro Tango
Hèctor Alsina

RIFLESSIONI
Il nostro tango

Bailar tango es descubrir las posibilidades de movimientos que anatòmicamente podemos realizar.
Ballare tango significa scoprire le possibilità di movimento che può realizzare il corpo.

Bailar de memoria infinidad de pasos es un esfuerzo interminable, por consiguiente, nunca logrará su objetivo. Muchos pasos pueden resultar pocos cuando no està la garra de los sentimientos, y muchos cuando los duendes contactan sutilmente a la pareja.
Ballare a memoria un’infinità di passi è uno sforzo senza fine e quindi nessuno raggiungerà mai il proprio obiettivo. Molti passi possono sembrare pochi quando non c’è la grinta dei sentimenti, oppure molti quando i rispettivi esecutori sfiorano con delicatezza il/la partner.

 


El Tangauta – Nº 111 – Año 9 – Enero 2004 – Pag. 26
COMENTARIOS SOBRE EL ABRAZO EN EL TANGO
Dr. Guillermo Sagari

OSSERVAZIONI SULL’ABBRACCIO NEL TANGO

El abrazo es tal vez el aspecto màs importante de nuestra danza, compartiendo los otros detalles, como primera danza en pareja que no respeta los movimientos en espejo, que circula por toda la pista, que invade los espacios recìprocos de los componentes, que llega a compartir un mismo eje de sustentaciòn, y que su desarrollo coreogràfico se da bajo constante improvisaciòn. Podemos repetir el concepto conocido de que el tango bailado es una bùsqueda ansiosa y permanente de libertad.
L’abbraccio è forse l’aspetto più importante di questo nostro ballo, che contiene gli altri dettagli, come primo ballo di coppia in cui non si rispettano i movimenti a specchio, si cammina per tutta la pista, si invadono gli spazi reciproci dei ballerini, si arriva a condividere un unico asse di equilibrio e il cui sviluppo coreografico è frutto di una costante improvvisazione. Si può ribadire il concetto noto che il tango ballato è una ansiosa e costante ricerca di libertà.

Como se trata de una danza dentro de un gènero popular, su interpretaciòn es bastante libre e individual. Sabemos que cada bailarìn expresa su estilo personal durante el baile, razòn por la que debemos ser tolerantes y respetuosos, abiertos de mente para aceptar las diferencias. No olvidemos que lo importante en el baile de escenario es lo que vemos, mientras que en el baile de salòn lo importante sucede dentro de la pareja.

Poiché si tratta di un ballo di genere popolare, la sua interpretazione è piuttosto libera e individuale. Sappiamo che ogni ballerino esprime il proprio stile personale durante il ballo, ragione per la quale dobbiamo essere tolleranti e rispettosi, mentalmente aperti ad accettare le differenze. Non dimentichiamoci che la cosa importante nel ballo da esibizione è ciò che vediamo, mentre nel ballo da sala è importante ciò che avviene all’interno della coppia di ballerini.

En el presente trabajo de reflexiòn quremos expresar fundamentalmente la capacidad potencial de la dinàmica del abrazo. Decimos que el abrazo en el tango de salòn es primariamente un abrazo de contacto continuo. Algunos lo llaman cerrado, para diferenciarlo del abierto, donde se produce luz entre ambos cuerpos. En el abrazo cerrado debemos tener al menos dos zonas de contacto, que son bàsicas: los torsos, a nivel central, en el àrea del esternòn y las cabezas o las caras.
Con queste osservazioni intendiamo esprimere sostanzialmente la capacità potenziale della dinamica dell’abbraccio. Diciamo che l’abbraccio nel tango da sala è prima di tutto un abbraccio di contatto continuo. Alcuni lo definiscono “chiuso” per distinguerlo da quello aperto, dove c’è spazio fra i corpi dei ballerini. Nell’abbraccio chiuso dobbiamo avere almeno due punti di contatto, che sono fondamentalmente: il busto a livello centrale, in corrispondenza dello sterno e la testa o il viso.

Algunos bailarines aceptan solo el abrazo fijo, en posiciòn y tensiòn durante todo el tema a bailar. Otros se expresan con un abrazo variable en posiciòn y tensiòn. Nos vamos a referir a este ùltimo.
Alcuni ballerini accettano solo l’abbraccio fisso, con la stessa posizione e tensione per tutta la durata del brano musicale. Altri si esprimono con un abbraccio in cui la posizione e la tensione variano. Noi parleremo di quest’ultimo.

Creemos que bailar el tango argentino en una milonga tìpica, es mucho màs que desarrollar pasos y figuras con tècnica y elegancia. Es sentir profundamente un estado como de encantamiento recìproco, donde aparece un motor improvisador que es tambièn recìprocamente comprendido, lo que llamamos “esencia del tango” e “improvisaciòn bajo inspiraciòn musical”.
Es como aceptar una ficciòn de prèstamo de ambos cuerpos para amarnos bajo emociòn musical profunda. Por eso la entrega total de ambos es requisito indispensable. El grado de compromiso, el involucrarse, la complicidad plena, determinarà el criterio de correspondencia emocional de la pareja.

Riteniamo che ballare tango argentino in una milonga tradizionale sia molto più che eseguire passi e figure con padronanza tecnica ed eleganza. Significa entrare profondamente in uno stato come di incanto reciproco, nel quale compare un motore improvvisatore, anch’esso reciprocamente compreso, che chiamiamo “essenza del tango” e “improvvisazione secondo l’ispirazione musicale”. E’ come fare finta di prestarsi i corpi per amarsi al ritmo di una emozione musicale profonda. Per questo la partecipazione totale di entrambi i ballerini è un requisito fondamentale. Il grado di coinvolgimento, l’intesa, la totale complicità stabiliranno il grado di corrispondenza emotiva della coppia.

El abrazo libre, dinàmico o variable, consiste en manejar, durante pausas o en el desarrollo del baile cambios en ambas manos en cuanto a presiòn, subir o bajar el brazo derecho del hombre, o cambiar la situaciòn de mano y brazo izquierdo de la mujer. Se podrìa llegar al extremo de soltarse de brazos totalmente manteniendo solo el apoyo del torso, como hemos visto alguna vez en Carlos Gavito. Mientra se haga todo con ternura y sobre todo respeto, estos cambios en el abrazo pueden incentivar significativamente la inspiraciòn creativa en el hombre. El requisito es que el hombre lo proponga y la mujer lo acepte, copiando al instante la intenciòn.

L’abbraccio libero, dinamico o variabile, consiste nell’imprimere, durante le pause o lo svolgimento del ballo, cambi di pressione in entrambe le mani, sollevare o alzare il braccio destro nell’uomo o cambiare la posizione della mano e del braccio sinistro della donna. Si può arrivare anche al limite di lasciar andare completamente le mani, mantenendo solo l’appoggio del busto, come abbiamo visto fare qualche volta a Carlos Gavito. Se tutto ciò viene fatto con dolcezza e soprattutto con rispetto, queste modificazioni dell’abbraccio possono stimolare significativamente l’ispirazione creativa dell’uomo. Il requisito fondamentale è che l’uomo proponga e la donna accetti, seguendo immediatamente l’intenzione.

Tango, quasi uno stile di vita

Dalla mailing list nazionale di cultura Tangueros. Un articolo ripreso dalla rivista “Vita”.

TANGO, QUASI UNO STILE DI VITA

Non è un fenomeno turistico. Per essere accettati bisogna entrare nella Buenos Aires più nascosta, parlare il lunfardo, rispettare regole non scritte. Tra silenzi e sguardi.

Di Piero Poli

Erano i primi anni del Novecento quando il tango viveva il suo più grande momento di fulgore mondiale. La rapida diffusione in Europa della sensuale danza criolla era ostacolata dai vescovi, che sovente ne imposero la censura. In questo momento di successo e di crisi, in aiuto al tango vennero ben due Papi. Rispondendo alle pressioni dei vescovi europei, Pio X e quindi Pio XI sottoposero il tango a un severo esame. In entrambe le occasioni il ballo fu assolto e la Chiesa non oppose formale resistenza alla sua pratica. L’operazione che non riuscì ai vescovi di mezza Europa riuscì perfettamente al rock’n’roll che nella decade del 60 relegò il tango nel dimenticatoio e nelle balere di periferia.

Oggi, dopo tanti anni di oblio, le vecchie sale da ballo ricominciano ad animarsi. Il tango si è tolto di dosso l’odore triste di balera e i suoi cliché fatti di brillantina e rosa tra i denti. È rinato come un esteso fenomeno globale. In giro per il mondo un numero crescente di fedelissimi cultori hanno fatto della danza sensuale e malinconica uno stile di vita e una bandiera. I giovani adepti, che alternano lezioni di tango al tai-chi, all’omeopatia e alla dieta macrobiotica, si trovano disorientati quando a Buenos Aires si trovano gomito a gomito con gli attempati ballerini che per anni hanno custodito il ballo, incuranti delle mode. È un incontro-scontro tra culture che procura ai nuovi arrivati qualche scossa ma che gli regala
un’eleganza allo stesso tempo vecchia e nuova.

“Mi Buenos Aires querido”
“Mia cara Buenos Aires”, cantava Carlos Gardel, cantante e icona internazionale del tango, celebrando il suo amore profondo per la città e i suoi luoghi. Le storie del tango prendono vita in Recoleta, Avenida Corrientes, Caminito e Almagro, vie e quartieri oggi ancora presenti sulla mappa della metropoli sudamericana. Apprendere il tango significa entrare in questa topografia che è allo stesso tempo poetica e concreta. Poi bisogna imparare la lingua di Buenos Aires, il lunfardo, parlata segreta della malavita e dei tangueri. La guita, come in cento tanghi, continua a indicare il danaro, il tarrudo è una persona fortunata e chi sparisce quando arriva il conto continua a tomarse l’aceite. Il lunfardo, pieno di espressioni dialettali italiane, è particolarmente espressivo quando condensa in una parola relazioni tra persone o aspetti del carattere. Un cadenero è l’uomo che tiene la moglie sottomessa, in catene, il chantapufi è chi contrae un debito che sicuramente non pagherà, il despelotado la persona piena di complicazioni, incapace di ordine mentale e l’otario è il tonto, il bonaccione di una certa età che si fa engrupir (ingannare) da una giovane e bella, saldamente aggrappata al suo portafoglio.

E così alla milonga (serata di ballo tanguero), il lunfardo delle canzoni si mescola e confonde con quello delle chiacchiere fatte sottovoce, per non disturbare i ballerini. Le battute sono sporadiche e argute, piene di un umorismo secco del quale si sorride e mai si sghignazza. A lato della pista si incontra una città colta e conciliante, che coltiva nello scambio di parole un rito e un irrinunciabile piacere quotidiano. Le parole però si diradano quando si balla o quando ci si appresta a danzare. Il tango è un ballo silenzioso, che cancella la parola, è una dialogo ritmico fra corpi.

Uno dei tanti riti del tango è quello dell’invito che spetta all’uomo e che avviene appunto senza parole, catturando per un istante lo sguardo della donna, che acconsente con un cenno leggero della testa.
I nuovi arrivati devono apprendere delle regole che sono come il ritmo del tango, difficili da assorbire, ardue da sentire profondamente. E un ballo molto intimo. Per questo l’approccio, la cortesia sono importanti, sono la soglia che si supera per porsi in una relazione intima con un’altra persona. Se questa intimità non nasce, il tango non c’è, diventa una potenzialità e un’astrazione. L’integrazione di una nuova persona in una sala da ballo prende tempo, tutti devono farsi un idea di chi è, il novellino deve alimentare per qualche settimana i commenti dei più esperti.

Non è permesso parlare troppo agli habitué di una milonga, che nella sala da ballo godono di uno status superiore. A loro spetta la scelta del partner, dei tavoli migliori e una certa accondiscendenza da parte dei gestori del locale. Non è consigliato ballare troppe danze consecutivamente con la stessa persona o fare sfoggio di passi complicati. All’inizio si balla quasi camminando “ascoltando” il ritmo mutevole delle diverse melodie, connettendosi il più possibile con il partner.

Terapia ed eleganza
Non si può negare l’essenza terapeutica del tango, il suo lato più moderno. Il tango è diventato oggi quasi un prolungamento della psicanalisi, una forma fisica dell’esplorazione di se stessi, un modo per definire fragili identità nelle cangianti metropoli postmoderne. Questo bisogno di identità, così tipicamente moderno, ha sicuramente dato impulso alla crescita di un movimento globale di tangueri che ha trovato a Buenos Aires la sua capitale. E questa li accoglie con una certa titubanza, non è una città che si svende ai turisti. Ha i suoi ritmi, si prende il suo tempo per conoscere i nuovi venuti e lo fa senza aggredire o bandire. Nel suo sanctum milonghero ci si entra per gradi, mostrando rispetto per dei codici non scritti, una certa gentilezza dello spirito che alcuni chiamano civiltà. Questi codici che forse appartengono ad un’altra epoca (e ci fanno sorridere) svolgono egregiamente la loro funzione, quella di rendere lo straniero un amico senza troppo turbare.

Le origini del tango

Le origini del tango
di Sergio Suppa
traduzione di Piero Leli

Il Tango era inizialmente ballato nei bar, nei caffè, nelle case da gioco ed nei quilombos (luoghi di prostituzione). Più tardi comparvero “Case da Ballo” che fornivano [a pagamento, n.d.r.] ragazze per il ballo e l’ intrattenimento.
Lo scenario successivo fu “el patio de los conventillos” (area comune di grandi case condominiali). Nei “conventillos” alloggiarono migliaia di poveri immigranti dall’ Europa (principalmente Italia e Spagna) ed alcuni dall’entroterra Argentino. Erano ampi spazi all’aperto, circondati da entrambi i lati da stanze e cucine; molto spesso il bagno era in comune.

Il Tango ha impiegato molti anni a diffondersi in queste case perché i loro abitanti erano in generale persone ammodo che non desideravano che le loro famiglie fossero esposte a quella musica e a quel ballo peccaminosi.
Le serate del sabato e le domeniche erano utilizzate per celebrare nozze, compleanni, battesimi ed altre feste. Fu in queste occasioni che, a poco a poco, qualcuno avrebbe richiesto a dei musicisti di suonare un tango e più tardi qualcuno ne avrebbe ballato uno, purificato dai movimenti peccaminosi quali le “cortes y quebradas” – una varietà semplificata che inizialmente è stata tollerata con repulsione, ma più tardi, attesa ansiosamente.

Raggiunse progressivamente le case delle famiglie delle classi medie e alte. I ragazzi di quelle famiglie presero l’abitudine di andare nei sobborghi a cercare emozioni e avventura. Ritornavano a casa eccitati dalle loro esperienze lascive.

Iniziarono ad insegnare questo ballo, nuovo e originale, alle loro sorelle, alle vicine di casa e ad altri membri femminili della grande famiglia Argentina, come cugine e zie. Ovviamente insegnavano “la versione purificata “.

Se si considera che Saborido ha venduto, nei primi mesi del 1906, circa cento mila copie dello spartito del suo tango ‘Yo soy la morocha’ (Io sono la brunetta), si può dedurre che questo tango sia stato eseguito molto frequentemente, anche dalle ragazze di buona famiglia che avevano inserito quella partitura fra il valzer Danubio Blu e Per Elisa.

Poco dopo la cantante Flora Rodriguez incise ‘La Morocha’. Dapprima col cilindro, quindi come disco ed anche come carta perforata per ‘pianolas’ a rulli (piani che suonavano da soli, attivando due pedali).
I testi de ‘La morocha’ erano abbastanza innocenti così da essere prontamente accettati. In questo modo, il tango, lentamente, si è diffuso dalla periferia all’interno delle case Argentine.

Ciò nonostante, il tango era ancora generalmente un oggetto vergognoso e peccaminoso, di cui occuparsi in segreto. I politici sia di destra che di sinistra lo condannarono; non volevano che questa nuova nazione fosse associata ad un ballo ‘postribolare’. Cosa avvenne poi quando quel tango raggiunse l’ Europa?
Questa è un’ altra storia…